Master & (non) Commander. Il duro lavoro di un admin

Ci risiamo. Ma alla fine il presentarsi ciclico di problemi potrebbe far parte del gioco, così come il doverli risolvere e spiegarne il come e il perché. E di nuovo. E poi di nuovo ancora.

Si potrebbe riassumere così il ruolo di un buon admin, qualunque sia l’ambito in cui opera: forum, gioco più o meno virtuale, vita reale. Ma vogliamo un po’ approfondire la cosa, nei limiti del possibile.

Lungi da me voler fare pubblicità alle ultime questioni riguardanti ban e smantellamenti di squadre, ma inevitabilmente l’attenzione va a quello e allo step mediatico-sportivo che coinvolge il Crema. Uno step che personalmente dimostra la bontà del progetto, la sua curva di crescita arrivati quasi agli sgoccioli della Stagione 4 e quello che potrebbe diventare – forse – se l’“esperimento Crema” dovesse funzionare.

Quello che voglio dire è che molte volte, anche se non sembrerebbe vedersi, un admin lavora per noi e non contro di noi giocatori. Per renderlo magari più semplice e limpido, userò una similitudine. Riguarda il mondo generale di gioco di ruolo e il concetto al suo interno della figura del Master.

Il Master di gdr, ve lo posso assicurare essendolo in prima persona, deve sbattersi per quattro in organizzazione, decisioni, pianificazioni e qualora i giocatori del party andassero fuori strada – e succede spesso – essere pronto a riportarli sulla retta via. Anche in modi che, per l’appunto, non si capiscono immediatamente. Ma è tutto comunque fatto per il bene del party o, se rapportato tutto nel nostro caso, della community.

Un’altra cosa che ad esempio potrebbe succedere è, ovviamente, l’essere scontenti del Master. Per come amministra, per come organizza, per come conduca il gioco, per le “regole del tavolo” che tanto conoscono i giocatoridiruolo. Può capitare allora che ne si parli prima tra giocatori e solo dopo con il master, magari parlicchiandogli pure alle spalle; si fa, lo abbiamo fatto/facciamo/faremo tutti, perché è nell’indole dell’essere umano. Ma nell’essere umano c’è anche il capire dai propri errori e capire cosa sia o debba essere meglio per la propria sopravvivenza; un giro filosofico ampio, lo ammetto, che però riporta ad una cosa da imparare prima possibile: un buon giocatore fa un buon master, che porta a un buon gioco, che crea un giocatore felice. Essere buoni giocatori per avere, tramite il Master, un buon gioco.

Quello che si vuole sottolineare con questo articolo è che cose come i ban, gli strike, gli smantellamenti non sono punizioni (se non per pochi che lo meritano) ma decisioni da dover prendere per riportare la community e tutto un mondo di gioco sulla retta via. Per il bene prima di tutto nostro, che lo viviamo solo da “spettatori giocanti”.

E in quanto spettatori, fidiamoci di chi tiene il microfono del potere: sono Master, non Commander.

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