Apperò! IlCarro intervista Claudio Però

Claudio Peró, un piacere averla qui con noi. Solitamente iniziamo così: ci racconti di lei dentro e fuori dal Progetto.
Ciao Nicholas, il piacere è tutto mio. Diciamo che non sono il tipico “role player” con una seconda identità, sono esattamente come molti mi conoscono… un tenero e coccoloso bestemmiatore, no battute a parte sono uno a cui piace divertirsi e fare un po lo scemo tra amici, cosi da rendere la giornata più serena, quindi diciamo che chi mi ha conosciuto sa che non ci sono differenze tra i “due profili”, infatti quando presi la panchina dell’Entella feci un discorso a tutti i ragazzi spiegando proprio questo.

Visto che l’ha citata, partiamo proprio dall’Entella. Un resoconto di quanto fatto finora dal suo arrivo a Chiavari a oggi? Tiri un po’ le somme.
Prima di tirare le somme calcistiche voglio parlare del gruppo; era un gruppo non dico di inattivi, ma diciamo semi-attivi e non avevano chiarissimo l’idea del Progetto, non erano inseriti del tutto. Il risultato più bello che posso raggiungere è stato proprio questo: tirare su un gruppo vero, un gruppo unito, un gruppo forte.
Per molti che lo vedono da fuori potrebbe risultare una banda di pazzi, che parlano di trash, figa, bestemmiano e si insultano dalla mattina alla sera, ma appena uno dei ragazzi dice che c’è un problema c’è la fila per dargli sostegno in ogni momento del giorno o della notte; ciò che abbiamo creato è una vera famiglia, e questa è la cosa credimi che mi rende in assoluto più orgoglioso della squadra.
Per quanto riguarda i meriti sportivi è una bella sfida questa, siamo ancora in lotta per i playoff, purtroppo abbiamo buttato via parecchi punti per strada, ma siamo ancora li nel gruppone, tutti rincorrono tutti e perdono punti preziosi. Ovviamente speriamo di arrivare tra le prime due, in caso contrario sono sicuro che la prossima stagione saremo ancora qui a parlare del medesimo obbiettivo, perché i ragazzi meritano la massima serie sia per attività che per come e quanto si sono avvicinati al Progetto.

Quale è stata la chiave nel realizzare questo processo? Oltre sicuramente al fatto che lei è un utente della prima ora e quindi risulta di per sé ben predisposto nel trasmettere il senso del Progetto.
L’aiuto di tutti, devo essere sincero. Poi grazie ai Fulco, che erano una parte molto importante della vecchia guardia dell’Entella, sono stato accolto benissimo; penso anche il fatto di aver messo le cose in chiaro sin dal primo giorno abbia aiutato a creare questo tipo di rapporto all’interno, poi ovviamente quando arriva un nuovo allenatore non lo si conosce si è diciamo un po’ più tutti motivati a far meglio, un po’ come nella realtà. Infatti molti dei miei ragazzi sono passati da 0/100K di bonus a raddoppiare se non a triplicare questa cifra, quindi è questo quello che intendo; fortunatamente è stato un gruppo aperto a questo tipo di esperienza, alcuni meno di altri ovviamente, però purtroppo succede, non tutte le ciambelle escono col buco (ride, ndr).
Per fare un bellissimo esempio, ho parlato bene o male con tutti i ragazzi in privato: ce n’era uno fomentatissimo dalla possibile lotta per i playoff, dopo cinque partite di campionato dove effettivamente avevamo fatto bene se ne esce dal nulla dicendo “Mi sono rotto, addio”. Sono cose che destabilizzano, ma alla fine siamo sopravvissuti fino a gennaio con due difensori centrali di ruolo (ride ancora, ndr).

Veniamo ora al Genoa. Stagione da incubo finora, inutile negarlo, specialmente rispetto a quelle che erano le aspettative.
È esclusivamente un aspetto tattico, oltre a parecchia malasorte, che vi condanna attualmente in zona retrocessione? O c’è dell’altro secondo lei?

Beh, la Serie A, essendo la massima serie, è un sogno ambito da molti. Tutti, chi più chi meno, lavorano sodo dietro alla propria squadra al fine di portare le situazioni a loro vantaggio; è ovvio che in una competizione cosi accanita paghi ogni punto perso, ed è ancora più scontato che l’inizio non proprio prolifico dell’attacco, soprattutto il mio (una sola rete in tutto il girone di andata) ha pesato molto; però abbiamo le carte in regola per stare in Serie A, lavoriamo ogni giorno per dimostrarlo e guadagnarci quel posto che ci spetta.
Non voglio parlare di fortuna o sfortuna, la fortuna la si crea.

Era stato momentaneamente messo in lista prestito per il mercato di gennaio. Lo avevano cercato anche squadre importanti, per esempio la Lazio che voleva un’alternativa di livello alle sue due punte; poi sembrava dovesse andare a fare il titolare inamovibile in Serie B, ma non se ne fece più nulla. Ci racconti.
Fui messo tra i partenti ma con molta controvoglia da parte di Alberto De Donatis, ma ho sempre insistito per andare esclusivamente in Serie B, perché a me personalmente pesava moltissimo questa astinenza dal gol, volevo fermarmi, fare un passo indietro e dire “Ok Claudio, ricominciamo tutto.”
Cosa non necessaria: sono riuscito a ritrovare la porta, non come un tempo, ma piano piano sto tornando; devo davvero ringraziare il Mister Danilo Trojer per aver insistito nel tenermi e lo stesso Alberto che ha sempre detto di non volersi privare di un giocatore come me.

A proposito di gente che rimane a Genova e gente che va: come ha preso la partenza di Mark Aperio?
Malissimo personalmente, ma era una cosa che serviva a lui; poi siamo molto amici anche fuori dal campo, quindi ho capito il suo punto di vista e l’ho appoggiato (prima insultato per una settimana, e poi appoggiato). Alla fine il nostro rapporto di amicizia non era legato solo al campo, spero che al Progetto Gaming possa ritrovarsi l’Aperio che tutti conoscevamo, daghe Mark!

Cosa ne pensa invece di questa semi-utopia di De Donatis, che fra un numero indefinito di stagioni vorrebbe acquistare l’Inter per poi comporla di soli interisti. Lei che è nerazzurro lo seguirebbe?
Certamente, sarebbe diciamo il coronamento di un sogno. Quando iniziai tutto questo era finalizzato ad andare a giocare in nerazzurro, è sempre stato quello l’obiettivo finale; fui cercato dall’Inter tra la Stagione 2 e 3, ma il gruppo Genoa per quanto mi riguarda è molto difficile da abbandonare, sono stato molto fortunato da questo punto di vista, ovunque sono andato ho sempre trovato persone splendide. Poi ovviamente spero che Albe saprà chi indicare come allenatore per questa eventuale Inter… coff coff.

Ci tolga una curiosità: lei non ha mai acquistato una squadra da presidente, come mai?
Diciamo che per ora su questo non posso dire nulla! Sto ancora valutando diverse possibilità, quindi per ora so che ci sarà anche un Però presidente, ma non so dire dove potrà avere la scrivania; a seconda di come si concluderà la stagione, potrebbe anche essere in Serie A.

Siamo in conclusione, ci lasci un suo pensiero personale per chiudere.
Quello che sto per dire non lo dice il Claudio Però allenatore o giocatore, ma lo dice la persona che c’è dietro ad entrambi. Non avrei mai immaginato di trovare così tanta gente fantastica in questo gruppo, ho stretto un sacco di nuove amicizie; quando iniziammo io e Mark penso che l’unica motivazione per non giocare nella stessa squadra fosse perché lui sarebbe andato al Milan e io all’Inter, le nostre squadre fuffa; dopo due anni reali dalla creazione del personaggio posso dire che ci sono davvero poche società con un gruppo a me totalmente sconosciuto dove io andrei, e questa è una cosa bellissima. Poi come ho già detto sono stato fortunato con il Genoa e l’Entella, poiché c’erano i presupposti per far sì che entrambe le squadre fossero più di un semplice gruppo di gioco, quindi voglio davvero ringraziare Filippo e Alessandro per l’impegno e le ore di lavoro che hanno speso dietro al Progetto, sperando che un giorno la gente possa davvero capire quanto abbiano lavorato per far si che fosse quello che è oggi.

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