IlCarro intervista Lorenzo Valentino

Lorenzo Valentino è diventato il difensore centrale dell’Inter nell’ultima sessione di mercato e nella sua carriera sul campionato di Progetto Gaming ha vestito anche le maglie di club come Roma e Lecce, mentre ha avuto la possibilità di diventare allenatore (solo per un mese) dell’Entella.

Domanda di rito: chi è Lorenzo Valentino fuori dal progetto?

Sono una persona normalissima. Non ho bisogno di fare post dal dubbio gusto tutto il giorno, non ho disperato bisogno di attenzioni come alcuni e non ho nemmeno bisogno di commentare sempre, mi piace molto osservare e lo faccio anche nel Progetto. Saper cogliere il tempo in cui intervenire è fondamentale: pochi interventi, ma buoni.

La tua avventura parte all’A.S. Roma, com’è andata?

È stata la mia prima esperienza nel Progetto e devo dire che mi sono trovato catapultato in una situazione non proprio ideale: eravamo praticamente già retrocessi, però il gruppo in cui mi sono trovato mi ha fatto sentire in una grande famiglia. Ringrazio soprattutto l’ex DS Paudice, spesso si sottovaluta il lavoro che ha fatto in quell’anno e mezzo.

Carlo Paudice da chi è stato, secondo lei, sottovalutato?

La società. Se una persona si mette a fare direttore sportivo e l’allenatore pur senza un presidente, allora vuol dire che ci sta mettendo la passione. Onestamente, non mi è piaciuto il modo in cui è stato trattato quando fu esonerato. Avevo già in mente di andarmene, ma l’esonero di Carlo unito ad un andamento mediocre per gli standard che avevamo e una dirigenza che non sembrava intenzionata a rimanere a Roma mi hanno fatto lasciare il club.

Dopo la Roma scendi in Puglia, al Lecce; come ti sei trovato in questa, seppur breve, avventura?

È stata un’esperienza a due facce e con due facce ben diverse: Luigi Giglio e Tommaso Altomare.

Com’è stata l’esperienza con uno e con l’altro?

Giglio mi ha subito gettato nella mischia e ormai tra di noi si è creato un grande rapporto tanto che adesso l’ho seguito all’Inter. È un amico su cui si può sempre contare insomma, lui è il Mourinho e io sono il Quaresma, capisci? Se fosse rimasto a Lecce, forse sarei rimasto anche io nonostante i problemi societari noti e qui passiamo al capitolo Altomare. Per far capire il livello del personaggio, gli scrissi chiedendo la cessione e lui si limitò a visualizzare i miei messaggi (o a nemmeno quello), ed è successo più volte. Pensa di essere furbo o non so cosa, in realtà fa un po’ la figura del fessacchiotto, infatti si è visto in che situazione ha lasciato il Lecce.

Lasci il Lecce per volare a Milano, sponda nerazzurra. Sei nel club da poco tempo, ma appena arrivato cos’hai pensato del gruppo che hai trovato e chi è riuscito a colpirti in modo positivo e chi, se c’è stato qualcuno, in negativo?

È stato bello poter entrare in un gruppo che conoscevo già da un bel po’ seppur in un ruolo esterno diciamo. Giglio, Ciampaglia, Schiattareggia, Bifano, Marchese erano e sono amici. Ho conosciuto poi persone come Baiardi che dal punto di vista grafico mi ha aiutato e se oggi realizzo magliette nel tempo libero, è anche grazie a lui. Poi beh, come in ogni spogliatoio, c’è chi pretendeva di essere trattato (o trattata, fate voi) con i guanti di velluto; aspetto che ha creato situazioni francamente evitabili con un pizzico di buonsenso.

Nella sua ultima risposta c’è una frecciatina, o una risposta all’ultima intervista, ad un’utente in particolare, a Marika Calcagno. Potresti dirci che è successo nel dettaglio?

Chi? Non mi sembra il caso di parlarne. Non vorrei che ti facessero cancellare tutta l’intervista. La gente dovrebbe capire prima di tutto che questo è un gioco e dovrebbe entrare nello spirito di esso, cosa che purtroppo molte volte non avviene.

Torniamo all’Inter, il club sta facendo una campagna di mercato ricca, sia per i soldi spesi che per il numero di colpi piazzati, ma tu cosa ne pensi del mercato fatto dal tuo attuale club?

Stiamo facendo un progetto interessante. Vogliamo ripartire per poter tornare a vincere tutti insieme come gruppo e stiamo costruendo una squadra in questo senso. Per me essere all’Inter è veramente un piccolo sogno.

Come sappiamo non sei stato solo un giocatore, sei stato anche allenatore dell’Entella. Su questa esperienza cosa potresti dirci?

È stata breve, a malincuore ho dovuto dare le dimissioni dopo un mese perché ho iniziato un lavoro che mi avrebbe impedito di gestire al meglio una squadra, squadra che comunque ricordo con affetto e che ho seguito in questa stagione e continuerò a seguire nelle prossime. È passione, non mi interessa il resto.

Per il Progetto svolgi il compito di Marketing Manager, come mai lavori gratis per questo momento?

Vedi sopra: è passione, non mi interessa il resto. Ci diamo tutti una mano a vicenda perché siamo un gruppo e noi lavoriamo come squadra e come un’unica persona. Non c’è spazio per manie di egocentrismo, questa è la nostra filosofia.

Ti dico cinque nomi e mi devi dire cosa pensi di loro: Manuel Schiattarreggia, Alessandro Pironti, Pier Gaetano Fulco, Tommaso Altomare e Fabio Bicocchi.

“Schiatta” è un bravo ragazzo, peccato sia gobbo. Ha fatto i suoi errori in passato, ma comunque lo reputo un amico.

Con Pironti sto discutendo l’idea di un gran bel format che potrebbe risultare interessante per tutti i membri del Progetto, state attenti.

Fulco è un bravissimo ragazzo a cui ho ovviamente aperto io le porte del successo come lui apriva la porta agli avversari. Maledetto.

Altomare incompetente, fine.

Bicocchi nonostante lo abbia parecchio bastonato, soprattutto durante la sua fase spam, lo reputo un bravo ragazzo. È meglio di molta e molta gente.

Domanda a piacere?

Perché il 13? Per fregarlo a Baiardi?

Il 13 è un tributo, nel suo piccolissimo a Davide Astori essendo io un simpatizzante della Fiorentina. È curioso che tu mi abbia intervistato il giorno del suo compleanno, non credi? Certe volte, la vita è davvero strana.

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