L’intervista “favolosa” a Marika Calcagno

Ciao Marika, presentati per quei pochi che ancora non ti conoscono… magari dicendoci anche cosa fai di bello nella vita (oltre a sopportare Andrea Conte).

Ciao a tutti, sono Marika, ho quasi 31 anni… anche se ne dimostro molti meno!
Nella vita, oltre a sopportare quel borbottone di Andrea, lavoro in una multinazionale che vende moto, come customer service aftersales e general assistant.
In poche parole: assistenza clientela e tutto ciò che riguarda il post vendita.
Nel tempo libero amo disegnare fumetti, ma negli ultimi anni mi son focalizzata sui ritratti realistici.

Come sei entrata nel progetto? C’è forse lo zampino di tuo marito (Andrea Conte, ndr)?

Eravamo in viaggio per andare in vacanza. Per tutto il tragitto ha insistito, dicendo che dovessi iscrivermi. Così esasperata, ho infine detto di sì. Beh, era felice come un bimbo!

Spero che poi tu non te ne sia pentita!

E’ un bell’atto d’amore (ride, ndr)! Però no, assolutamente, anzi… a saperlo mi sarei iscritta prima.

Cosa ti piace di più del progetto?

Mi piace come una o più passioni possano unire tantissime persone da ogni parte di Italia e del mondo.

Raccontaci come sono stati i tuoi primi giorni del progetto. Cosa hai pensato? Ti era tutto chiaro? Che ci racconti sul tuo trasferimento “lampo”?

I miei primi giorni del progetto li posso paragonare ad un uragano. Non capivo molto, il cellulare vibrava di notifiche in continuazione e allo stesso tempo ero spaesata. Per fortuna c’erano sia Andrea che i miei ex compagni dell’Inter che pian piano mi spiegavano le cose, perché non era molto chiaro. Sul mio trasferimento “lampo”, se ti riferisci a quello che mi ha portato all’Inter, all’inizio non capivo che stesse accadendo. Ero sola a casa, Andrea, stava lavorando, quindi mi arriva la notifica che diceva che ero stata ingaggiata.
Chiamai subito Andrea e gli chiesi: “ma in che senso sono stata ingaggiata?”. E lui mi rispose semplicemente “sto tornando a casa, poi ti spiego”.

Sembravi felicissima all’Inter. Poi cosa è cambiato?

Ero felicissima infatti, ma purtroppo ho capito che ho un modo diverso di pensare.
Ai tempi dell’Inter la pensavo diversamente rispetto ad una persona della dirigenza e uno/due giocatori. Ho una visione del gioco diversa da alcune persone. Purtroppo, viaggiando su due binari diversi è stato meglio andarmene.

Capito. Quindi il passaggio al Progetto Gaming ti sarà sembrata una specie di liberazione, anche se sei ancora in ottimi rapporti con molti ex-compagni. Come è andata?

Beh sarei bugiarda a dire il contrario. Si, è vero, mi son sentita libera, anche perché nei giorni poco prima della cessione, stavo vivendo male un po’ tutto. Avevo un po’ di magone quando entravo sul gruppo whatsapp, perché mi sentivo fuori posto, oltre che qualcosa si era spezzato. Dovevo scegliere se essere me stessa o rinunciare alla mia filosofia di gioco, per stare in squadra con quelli con cui mi ero legata. Ma sono una persona orgogliosa e ho preferito essere coerente con me stessa ed andarmene, sapendo che comunque avrei tenuto un rapporto di amicizia con i miei ex compagni di squadra e infatti come potete vedere sono molto legata con alcuni dell’Inter.

Come sta andando al Progetto Gaming? Che gruppo hai trovato?

Al Progetto Gaming ho trovato un gruppo che rispecchia il mio modo di pensare. Per non parlare dei compagni che sono fantastici e mi trovo davvero bene parlando con loro, anche di cose che non riguardano il gioco. Ho trovato una seconda famiglia che mi sostiene e mi ascolta nei momenti di difficoltà. Per non parlare del presidente che sa spronare tantissimo. Quando manda gli audio mi sento come se potessi spaccare il mondo in quattro.

(l’intervistatore gongola).
Che obiettivi hai per il tuo giocatore? Come intendi svilupparlo? A quale calciatore “fuffa” ti ispiri e come mai?


Per il mio giocatore mi voglio ispirate a Claudio Marchisio. Una volta lessi un articolo su Marchisio che lo descriveva così “forza fisica, inserimento, tiro da fuori, tocco sotto, grande intelligenza dentro e fuori dal campo”, infatti quando feci la scheda dissi ad Andrea: “voglio essere come il principino”.
Pensa che relizzai un ritratto e Marchisio me l’ha pure autografato e risposto su Instagram. Per il mio pg vorrei potenziare la velocità e sopratutto metterei in PA così da crescere da sola. Poi beh, accetto consigli dai miei dirigenti che sicuramente han più esperienza di me.

Tempo fa sei stata a una pizzata milanese, dove hai conosciuto moltissimi membri del progetto. Qualche aneddoto? come ti sono sembrati di persona i tuoi “compagni di progetto”?

Beh, innanzitutto ho trovato moltissima affinità con Damla, mi trovo benissimo a parlare con lei e mi sta vicina nel momento del bisogno. Idem con Veronica, che ho avuto modo di conoscere anche dopo quella serata.
Per i maschietti beh, finalmente ho avuto l’onore di conoscere Dottor Pironti e De Donatis che a primo impatto mi incutevano timore, ma poi mi hanno fatto sentire a mio agio.
Un aneddoto? Pattarozzi ibernato stile “Steve Roger di Captain America” e la musica napoletana durante l’aperitivo prepizzata.

Tra le varie cose, sei anche marketing manager al Pordenone. Come sta andando questa avventura? Sembri avere un gran feeling con Bicocchi, presidente del Pordenone ma anche tuo compagno al Progetto Gaming. Che ne pensi?

Quando arrivai da loro ero un po’ spaesata, perche era la prima volta che facevo l’addetta stampa; ma grazie a Luca Bisceglie, Luca Amadori e Fabio bicocchi, che mi hanno dato un paio di consigli su come procedere, devo dire che mi trovo da Dio.
Adoro i giocatori del Pordenone, mi fanno ridere fino alle lacrime e sono il mio gruppo di spasso e sano divertimento.
L’amicizia con Fabio è nata per caso e anche per questo la reputo molto importante.
Andiamo molto d’accordo e siamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda… ecco ora mi immagino io e Bicocchi surfare in California.
Poi aggiungo inoltre che le due fanciulle del Pordenone: tanta roba, mie sorelle separate alla nascita.

Concludi pure tu l’intervista con quel che ti viene in mente, le tue sensazioni. E grazie infinite per il tempo dedicatoci.

Mi piacerebbe dire che non avrei mai e poi mai pensato che un gioco potesse farmi stare bene. Purtroppo nel calcio fuffa succede che si venga giudicati per il colore della maglia. Invece qui, indipendentemente dalla squadra in cui ti trovi, crei qualcosa che va al di là di tutto, come l’amicizia.

Poi vorrei salutare prima di tutto i miei compagni di squadra e la diregenza del PG. Siete favolosi.
Poi un saluto al Pordenone, mando un bacio grande.
Poi volevo salutare Manuel Guassone, col quale per settimane ho collaborato per realizzare alcune immagini, grazie alle nostre abilità grafiche… tagliare teste non è da tutti… lo saluto io, visto che lui non lo ha fatto nell’intevista che gli han chiesto (ride, ndr).
Infine saluto Luca Ciampaglia al quale voglio molto bene… e spero di vedervi in tanti il 20 gennaio, per il pranzo che sto organizzando!



Alessandro Pironti per Progetto X

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