Non è una stagione da buttare per il Chievo

Ieri si è chiuso ufficialmente il campionato di Serie B della terza stagione del Progetto. Dopo la vittoria del campionato da parte della Cremonese e della promozione matematica raggiunta dal Fublet, mancava solo un ultimo verdetto da emettere: la promozione da playoff. In sei squadre si sono qualificate a quella che era effettivamente la lotteria – più una tonnara, in effetti – per l’ultimo posto utile in Serie A. Tra queste, proprio la squadra gialloblù aveva i favori dei pronostici più una buona dose di gufate, che ormai sono una costante. Prima di entrare in quello che è stato lo “sprint finale” di questo campionato bisogna tornare indietro di un girone.

Alla fine della prima parte di campionato, il Chievo navigava in una classifica più vicina alla retrocessione che alla zona playoff. Dopo le prime ventuno giornate, i gialloblù avevano totalizzato 25 punti, mettendo assieme più sconfitte che vittorie. Verrebbe da pensare che il roboante 7-1 contro l’Udinese neo-retrocessa dalla A fosse un fuoco di paglia. Come il campionato è ripreso però il Chievo è stato capace di mettere insieme 51 punti, miglior risultato nel girone di ritorno a parimerito con la Cremonese campione della serie cadetta. Impresa ancor più straordinaria se si aggiunge il fatto che la squadra è rimasta imbattuta fino alla fine del campionato. Nonostante l’epilogo che ha visto il Cesena trionfare proprio sui clivensi, c’è da dire che – come da titolo – la stagione non è da buttare, anzi.

Entrando nel personale: la forza di questa squadra sta nel gruppo. Andremo a prendere un estratto di un discordo pre-partita di Chievo-Avellino, giocata nelle ultime giornate di campionato, che poteva voler dire la parola fine per i sogni di playoff.

Ripenso ai veterani della squadra, a quelli che sono qui dal primo giorno di progetto.

Ripenso a quelli che hanno visto veramente lo schifo qui dentro, che hanno mangiato tanta di quella merda che si sono schifati al vedere una tavoletta di cioccolato perché aveva un gusto diverso.

Ripenso all’anno scorso, con la squadra piena zeppa di inattivi e lo spettro di una retrocessione che voleva dire fine.

Ripenso al girone d’andata, dove abbiamo trovato numerose difficoltà, con sconfitte immeritate.

Ripenso alle tre partite scorse.

Poi penso che siamo ancora lì, e che puntiamo a esserci sempre.

 

Comunque vada è una gioia vedere i ragazzi nuovamente capaci di sognare. Quando sono arrivato a Verona in veste di DS – per poi trovarmi catapultato in panchina – la situazione era MOLTO diversa da come la vedete voialtri. Una squadra in cui c’erano fondamentalemente undici titolari e il resto inattivi, in aggiunta a una classifica sempre più calda. Poteva essere un epilogo simile a quello dell’Udinese di oggi. Una storia molto diversa da quella di un Chievo battagliero che ha sognato fino all’ultimo la Serie A. Sfumata proprio sul più bello. Doveva essere l’epilogo perfetto, invece no. La vita è una merda (cit.). Nel rosicamento generale di squadra però c’è stato un senso di riconoscimento di aver fatto qualcosa di grande. Una stagione capovolta del tutto, scalando dieci posizioni a novanta minuti dalla promozione, sfido chiunque a ripetere ciò. È vero che sul server ci va solo uno in campo, non in undici, però la causa comune di “tentare l’impresa” ha unito sempre più questi ragazzi, rendendoli agguerriti per il prossimo anno. Il Chievo intanto lavora già alla stagione che verrà, cercando di sventare assalti ai propri gioiellini che fanno gola anche alle squadre più blasonate della Serie A, ma allo stesso tempo rinforzando e potenziando il proprio organico in maniera adeguata.

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