Lucca Comics e Progetto FM: un mese dopo

Da sempre le fiere sono la miglior opportunità per dare un volto alle persone conosciute online su blog e facebook.

Questo Lucca Comics and Games 2018 è l’occasione per me di incontrare gli amici di “Diventare calciatori su fm”, un gioco di ruolo sul calcio su FB.

Il tutto parte da Jessica, la mia fidanzata, che venerdì 02 novembre mi propone di andare in Toscana… la sua prima fiera cosplay!

Spargo subito la notizia sul gruppo per offrire passaggi last minute: arruolo Filippo B. per l’intero viaggio e Paolo V. per il solo ritorno.

La giornata di sabato 03 novembre si preannuncia una di quelle sfacchinate tanto pesanti quanto avvincenti: meteo incerto e rientro in nottata.

Alle 03.30 la sveglia interrompe le poche ore di sonno: l’idea è di partire molto presto per sfruttare al meglio la giornata e non incontrare nessun tipo di inconveniente.

Partiamo da Como alle 04.00, in 40 minuti siamo da Filippo a Milano: questa l’unica deviazione. Il viaggio, infatti, scorre veloce ed alle 08.00 siamo già all’uscita autostradale Lucca, come previsto.

Come temevo, nonostante la partenza ad orario folle, si presenta comunque il problema parcheggi: la città è piena di cartelli con la grande “P”, ma sono tutti pieni.

Continuiamo a girare a vuoto fintanto che non scorgo un parcheggio privato, dentro un cortile, ovviamente a pagamento.

Prima di dare 20€ al custode ci ricorda che il cancello verrà chiuso alle 21.00 : cosa vuoi che sia, mica dobbiamo stare a Lucca fino a quell’ora…

08.40 finalmente possiamo sgranchirci le gambe e camminare: solita accortezza da ingegnere, salvo la posizione dell’auto e in 10 minuti siamo alle mura.

Per entrare in città occorre fare la fila sotto il metal detector, esibite borse e zaini, compilare il modulo Daspo ed essere vaccinati: purtroppo molti ragazzi han dovuto abbandonare pezzi dei loro cosplay per il solito abuso di potere di alcuni steward…

Ore 08.55 non c’è fila e agevolmente andiamo a ritirare il braccialetto: strumento che si rivelerà inutile, dato che per entrare negli stand chiedono comunque anche il biglietto.

Gli espositori aprono le porte alle 09.00 , ma non vogliamo essere i primi ad entrare: cogliamo così l’occasione per fermarci a rifiatare in un bar e notifichiamo la posizione al gruppo de “i sardi”.

Su 1.900 utenti del gruppo, infatti, almeno duemilatrecentocinquantuno sono di Cagliari e dintorni: perciò “i sardi” sarà la convenzione con cui chiamerò l’intero branco.

Le strade si riempiono sempre più di colsplayers, ed ecco che finalmente, tra fiumi di ragazze vestite da Harley Quinn, spuntano i sardi!

Paolo V., Maurizio D., Arnaldo F. , Giacomo S. e, più tardi, Angelo Z. . Seguono, poi, amici dall’anagrafe meno nobile: Luca F. , Alessandro D’A. e Lucia Z.

Si sa come va a finire quando la comitiva è composta da più di una persona: il gruppo si sgretola e si passa il tempo a rincorrersi.

Il primo punto di frattura è lo stand dei giochi da tavolo: lì è facile perdermi, dato che i board games sono la mia più grande passione.

Neanche fingo di interessarmi al gruppo, che già sto percorrendo tutti gli outlet e negozi vari, sincerandomi solo di non smarrire Jessica.

La parte “Games” di Lucca non è particolarmente avvincente, messa a confronto col Modena Play. Comunque non importa quanto una fiera sia grande o piccola, se c’è modo di giocare, io gioco! Peccato solo che il poco tempo a disposizione non permette di fossilizzarsi ai tavoli.

Usciti dal padiglione iniziamo a vagare per la città, senza cartina: la città non è grande ed in poco tempo siamo in grado di orientarci perfettamente.

Tra un messaggio e l’altro per trovare un punto d’incontro con i sardi, capita spesso di interrompere la chat per scattare foto ai cosplay.

Quest’anno, dato il poco preavviso, non sono riuscito ad organizzarmi con un costume: ricordo però le emozioni che si prova quando la gente ti ferma per una foto o un apprezzamento. Ogni richiesta di fermarti è un premio al tuo impegno per quei mesi di lavoro in cui ti sei costruito la tua opera d’arte.

Sono lenti i movimenti con cui interpreti il ruolo e metti in posa il tuo personaggio: cerchi di farne apprezzare ogni dettaglio.

Ci sono due tipi di cosplay che apprezzo particolarmente: quelli ottimi e quelli super originali, fatti comunque con un minimo di impegno.

Ho sempre rispetto il lavoro di chiunque: purtroppo, però, vedere cinquecento costumi tutti uguali nasconde chi quel cosplay l’hanno fatto perfetto, facendotelo quasi evitare.

Una breve lista di cosplay che ho apprezzato: lo Zio Fester, il Gatto e la Volte Steampunk, Bender, due genitori truccati da Puffi col loro cucciolo sul passeggino col cappellino a fungo, C17 e C18, il gruppo di Hercules, il gruppo delle Principesse Disney (fantastica Mulan che si faceva i selfie!), il gruppo Peter Pan, Cappuccetto Rosso e l’Esorcista scarrozzata su un letto con ruote a una piazza e mezzo.

Dopo qualche concentrico giro sulle mura ci siamo riuniti al gruppo sardo col quale tentiamo di andare al Japan Town: un giardino chiuso accessibile solo mediante braccialetto. La lunga fila per entrare ci permette di rifiatare, senza smettere di ammirare le sfilate di cosplay.

Entrati nell’area Japan veniamo accolti da una boccata d’aria fresca: tanto spazio in cui potersi muovere liberamente, dopo ore di spalla contro spalla.

Ricordavo questa zona come una elite dei migliori costumi, con un palco per le sfilate e altre cose uniche: ritrovo, invece, solamente i negozi lungo il perimetro quadrato e lo stand Bandai.

Non ha ancora piovuto (e mai pioverà, per fortuna), la luce cala e fa posto al freddo: in tutto questo inizia a salire anche un certo languorino.

I sardi, così, prenotano in una pizzeria a mezz’oretta da Lucca, a Bagni di Lucca, ipotizzando che tutti i ristoranti in città sarebbero stati pieni.

Si sono ormai fatte le 18.00 e facciamo il punto della situazione sulle mostre e stand mancanti: anche frugando in tutte le viuzze non rimane troppo da vedere.

Forse 24 euro per il biglietto è un prezzo eccessivo rispetto a quanto offerto: ma LC&G c’è solo una volta all’anno e va vissuta senza rimpianti.

Alle 19.00 gli espositori chiudono le serrande e i sardi si congedano, dandoci appuntamento alle 20.30. Guardandoci intorno, ogni ristorante è libero, perciò non servivano tanti chilometri per mangiare.

Il cellulare notifica solo un quarto d’ora a pieni per arrivare all’auto: il traguardo è ormai vicino.

Vedendo i compagni di viaggio Filippo e Jessica convinti e decisi, li seguo e ripongo in tasca lo smartphone, disattivando navigatore.

Cammina cammina, però, sembra quasi che stiamo girando intorno. Ormai rassegnati, dinnanzi a noi si materializza un imponente negozio della Chicco mai visto prima: ci arrendiamo così all’evidenza di esserci persi.

E per fortuna che da buon ingegnere sono paranoico e mi ero salvato la posizione sul cellulare, ormai unica nostra ancora di salvezza: mancano ancora 37 minuti e 2 chilometri.

Sono le 19.40 ed abbiamo già percorso 24 km, qualche passo in più non sarà un problema: l’unica ansia ormai è di trovare il parcheggio chiuso, nonostante avessimo un buon margine di tempo.

20.20 , ecco finalmente il cancello tanto atteso… ancora aperto! “Stiamo partendo, pochi minuti e siamo lì” notifichiamo con bluff ai sardi.

Usciamo dalla città, sapendo di doverci poi tornare per prendere l’autostrada: finalmente alle 21.00 il meritato ristoro.

La pizza non è delle migliori, ma la compagnia sarda la rende comunque apprezzabilissima: tra un’Ichnusa e l’altra, però, sono già le 22.00 ed è ora di ritornare.

L’adrenalina di questa lunga giornata mi permette di guidare spedito ed essere a Milano in sole 3 ore, dove lasciamo gli amici Paolo e Filippo.

Finalmente alle 02.00 anche noi di Como rincasiamo, chi sa se i sogni saranno belli quanto la giornata appena trascorsa.

Fabio Bicocchi

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