Vi racconto il mio ESSEN, minuto per minuto!

(gio25/10/18 – ven 26/10/18)

Dopo tanti anni in cui rosico a vedere gli altri andare nel “paese dei balocchi”, mentre io mi “accontento” (per quanto sia una fiera stupenda, eh!) di Modena Play, arriva finalmente Essen Spiel 2018: il momento in cui la classica frase “andrò l’anno prossimo” non viene ripetuta, ma diventa “QUEST’ANNO!”.

Inizio quindi presentando il mio socio di viaggio: il grande amico Luca Pi (aka The Impenitent Meeple) dell’associazione In Ludo Veritas (VA), senza il quale sarebbe stato un altro “magari l’anno prossimo”.

Giovedì 25/10/18 parto da casa (Como) alle 05.20, arrivo da lui a Varese per le 05.45, volo a Malpensa 08.30 ed alle 10.00 siamo già a Dusseldorf: ritiriamo l’auto auto e ed in 25’ raggiungiamo Essen.

Ero stato in Germania a Monaco solo una volta, 15 anni fa con la scuola, perciò non ricordo molto.

Il primo impatto è stato “Wow! Che organizzazione, che strade… Treni che volano!” [La ferrovia sospesa, carrozza agganciata alla rotaia soprastante] : bè, non che avessi dubbi sulla loro efficienza.

La tabella di marcia ottima viene un attimo rallentata dal problema parcheggi: il primo parcheggio disponibile sembrava lontanissimo dalla fiera, per tutta la strada fatta in auto.

Parcheggiamo alle 11.00 e già c’era gente di ritorno all’auto, carica come muli! Non hanno i classici “carrellini da spesa” o sporte di tela: sono ben organizzati con veri e propri carrelli da pesca con sopra casse da frutta! A quell’ora, già pieni di giochi… e la fiera era iniziata da poche ore.

Ho da subito invidiato, qualora ci fosse il bisogno di ripeterlo, il loro abitare “vicini”: anche 2-3-400km è poco, rispetto a Como.

Ero in preda al panico: come farò a spedirmi tutti i metri cubi di giochi che avrei comprato?

Eravamo partiti con un bagaglio da stiva da 25 chili con dentro 2 carrelli pieghevoli, anzi, “carrellini”, siamo umili dai!

Ci eravamo organizzati eventualmente sfruttando il servizio di poste convenzionato con la fiera, tipo spedire 40 kg a 40€, nessun problema quindi.

Usciamo dal parcheggio, pensando di dover camminare ore e invece la fiera era dietro l’angolo: lì, a 5 minuti! (Gli amici con container e montacarichi non avevano quindi fatto troppa fatica)

Fila scorrevole e pronti via, siamo dentro: niente male come pianificazione, entrare alle 11.30, quando la fiera apriva alle 10.00!

Provo a descrivervi il primo impatto emotivo che ho provato facendovi dei paragoni: uno che non è mai stato in un campo da calcio ed entra a Sansiro/passi le transenne e ti ritrovi davanti le cascate del Niagara/apri il finestrino dell’aereo al tuo primo volo e vedi la Terra… insomma, ci siamo capiti, dai.

Dopo la prima scossa adrenalinica, mi trovo come dinnanzi ad un precipizio, come se le transenne del Niagara non ci fossero: quante volte mi perderò? Anche i migliori pirati cartografi si sarebbero disorientati.

Scordatevi la mappa di Modena Play: la “piantina”, se così si può chiamare, ricopre solo le ultime pagine di una rivista, tipo IoGioco.

Ma poi, come raggiungere lo stand codificato con numeri e lettere?

Fingiamo che sia un board game investigativo e proviamo a giocare assieme:

-cerchi un’uscita fisica sopra la quale trovi la disposizione dei 7 padiglioni…+”1A”, quindi 8…+”il corridoio”, quindi 9 (90.000 mq di fiera, anzi, di hunger);

-nuoti tra i fiumi di folla per raggiungere l’area corretta;

-a questo punto analizzi il codice alfanumerico: numero (es da 100 a 120) dello stand, lettera (tipo da A a K) per localizzare la fila;

-“chi trova per primo lo stand è il vincitore: in caso di pareggio, il primo che ha trovato la fila. Vince l’eventuale pareggio chi ha speso meno. In caso contrario, perdono tutti”.

Ovviamente gli stand grossi tipo Days of Wonder sono facilmente identificabili, sia per dimensione, che per i grossi loghi soprastanti appesi al soffitto.

Ah, in tutto questo, il mio carrello è ancora chiuso, tenuto in spalla come uno zainetto.

Dopo qualche giro a caso, decido di tentare l’avventura e mi congedo da Luca, dandoci appuntamento alle 18.45 (chiusura alle 19.00) .

Inizio a vagare “come un’oca impazzita”, affascinato da tutto ciò che mi circonda, magari anche passando 3/4 volte davanti allo stesso stand, tanto non me ne accorgo: subito la mia attenzione viene catturata da un’idea che trovo molto originale.

Sparsi tra la gente ci sono i mercanti dei Coloni di Catan, riconoscibili da una bandiera: ti danno 5 figurine delle risorse, un opuscolo sul quale attaccarli e l’adesivo da metter sul petto per identificarti come partecipante al gioco.

L’obiettivo è riempire il mini album scambiando gli adesivi con la gente che fermi(/ti ferma) per strada: arrivi al punto che ti dimentichi di aver l’adesivo sulla maglia e vedi la gente che ti rincorre, bellissimo.

Consegno l’opuscolo completo, compilato con l’indirizzo e ricevo delle carte promo.

Ora, prendete “quell’oca pazza”, accecatela e spezzatele una zampa: questo sono io grazie alla skills delle lingue: so infatti parlare Italiano, SanMarinese, CittàDelVaticanese e Ticinese.

L’ “oca pazza, cieca e zoppa” si trasforma in animale da allevamento: ecco che per sopravvivere devo sfoderare il mio “inglese bovino”.

In realtà sono sempre riuscito a farmi capire e comprendere ciò che mi veniva detto! Perciò, non abbiate paura di affrontare quest’avventura, solo perché non vi sentite all’altezza: se ce l’ho fatta io, non avete alibi.

Ma poi, siamo sicuri che tutti quelli che parlano inglese siano così bravi? Ai miei occhi sì, ma immagino ci siano molti altri “bovini”, anche tra gli espositori.

Continuo a camminare, a perdermi, continuo a non spendere e non provare giochi, (quasi) un inferno!

Primo giorno di fiera, corridoi invivibili e tavoli pienissimi. Occorrono due condizioni per riuscire a combinare qualcosa: trovare un tavolo libero… e che parlino in inglese.

Perciò il primo giorno è letteralmente volato, accumulando partite a ignoti filler di espositori che ti raccattano per strada e giocano con te: bellissimo, tanti nuovi “new friends!”.

Ma magari uno va a Essen per fare qualcosa di più.

Ci sono momenti di panico in cui penso (solo pensato, ma non sono serio, lo giuro!) che mi manca la piccola e tranquilla Modena Play: un po’ come quando lasciai il mio nido dove ho vissuto (Ravenna) per andar a lavorare nell’immenso capoluogo lombardo. Ma poi…

Finisco sempre arginare il senso di smarrimento perché la gioia che mi da camminare tra gli stand ed i tavoli, anche senza provare e comprare niente, mi rende felice. Non credo sarei rimasto deluso ad affrontare anche il secondo giorno in questa maniera… E invece…

19.20, usciamo dalla fiera ed andiamo all’hotel a Duisburg: 20 minuti da Essen e 20 dall’aeroporto di Dusseldorf: comodissimo e strategico (considerando che ci siam mossi solo a settembre per prenotare) .

Non apro digressioni per parlare della “cena” : ognuno deve fare ciò che gli compete, gli italiani il cibo, i tedeschi i giochi.

Sveglia alle 07.00 per far colazione con calma… calma che si trasforma in ansia di non trovare niente: ci salva un bar vicino alla stazione.

Arriviamo al parcheggio della fiera alle 08.30 (apre alle 09.00) e mi sento più leggero e tranquillo, tipo secondo giorno di scuola.

Sarà che “ormai conosco già la fiera” (minimamente), ma il secondo giorno, venerdì, mi è sembra oggettivamente molto più vivibile: passaggi pedonali non congestionati con buona viabilità e mancanza di asfissia della gente a fiatar sul collo di chi è seduto a giocare.

In questa apparente tranquillità siamo riusciti a provare qualche buon titolo che avevamo abbozzato in wish list (es: Between two Castles, Reef, Skylands, Dwar7s), senza accontentarci dei primi tavoli liberi che ci capitano dinnanzi.

In realtà sono andato a Essen totalmente spensierato, senza prefissarmi di voler provare i giochi X, Y e Z e questo spirito ha contribuito a vivere la fiera nel miglior modo possibile.

Sono anche incappato in qualcosa che mi incuriosisce (tipo The River o Azul 2) , ma con i tavoli pieni non vale la pena di “fossilizzarsi” : perciò breve spiegazione e via andare.

A fine fiera ho anche avuto l’onore di incontrare Bruno Cathala (vincitore dello Spiel des Jahres 2017 con Kingdomino) ed il mio idolo assoluto, Friedmann Friese (autore di Funkenschlag) : dall’emozione, non riesco a scattare il classico selfie, occorre chiedere a qualcuno di farci la foto.

Temporeggio aspettando le 19.00 , ora di chiusura, comprando qualche gioco che mi aveva colpito o che era in super sconto e mi sorprendo di come sia riuscito a gestire il poco spazio con il budget prefissato!

19.20 siamo fuori: tanti saluti fiera “Essen Messe Halle”.

Terminiamo la giornata con cena a Essen in compagnia di nuovi amici e cerchiamo di tornare in hotel il prima possibile (ore 23.30).

Poche ore di sonno, non tanto per le emozioni vissute, bensì causa sveglia puntata alle 04.00 di mattina: il volo Dusseldorf-Milano Malpensa delle 06.30 chiama!

Ore 08.00 siamo a Milano… e neanche un’ora sono a casa, ovviamente a defustellare.

Arrivederci, Essen Spiel.

Fabio Bicocchi

 

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