Recensione: Luxor

Hai mai avuto voglia di immedesimarti nel Rick O’Connel di Brendan Fraser, andando a caccia di misteri e mostruose mummie, nascoste nei cupi templi egizi?

Ecco, con LUXOR non troverai mummie, ma un labirintico tempio da esplorare sì.

REGOLAMENTO

I 2-4 giocatori interpretano un gruppo di avventurieri intenti in una corsa a chi arriva prima nella camera funeraria del Faraone.
Appena si apre il tabellone tutti esclameranno: “Ma è come il gioco dell’ oca!!?”, ed effettivamente è quello che in soldoni è Luxor: una fusione tra il gioco dell’oca
e il sempreverde Monopoli, buttandoci dentro un pochino di deck building. Unire i mostri sacri con cui tutti abbiamo iniziato a giocare è riuscito davvero bene.

Il gioco consiste nel creare il percorso che i giocatori dovranno affrontare, pescando in modo casuale le varie tessere che compongono il tabellone. Ci sono alcuni punti precisi dove andranno le tessere di Osiride (anche quelle pescate a caso) che sono i classici “avanza di tot passi”.
Ogni giocatore ha a disposizione due avventurieri da muovere, più altri tre che si “sbloccheranno” raggiungendo determinati punti del percorso (statue di Anubi), che ne faranno partire altri dall’ inizio del tempio, aumentando così le probabilità di guadagnare punti.

Far punti.
Questo è il vero obiettivo del gioco. Puoi essere anche il più veloce ad arrivare in fondo, ma se quelli dietro di te si fanno furbi a raccogliere i tesori, non sei nessuno.

I punti si accumulano in vari modi:

-raccogliendo le tessere tesoro che compongono il tabellone (quando su di esse si fermano un determinato numero di avventurieri dello stesso giocatore indicato sulla tessera);
-completando varie “collezioni” con le tessere tesoro;
-trovando altri tesori in giro;
-andando sempre più in profondità nel percorso
-e finalmente entrando nella camera funeraria del Faraone.

Il gioco non ha una durata prestabilita, ma saranno i giocatori stessi a farlo concludere: quando due avventurieri arrivano nella stanza del Faraone il gioco si conclude e si contano i punti.

Prima parlavo di deck building: questo aspetto del gioco si sviluppa nel movimento delle pedine. Si hanno, nella propria mano a disposizione 5 carte con indicate di quante caselle muovere un avventuriero.
per muoversi si deve scartare obbligatoriamente una delle carte o tutto a destra, o tutto a sinistra della propria mano, senza MAI mescolarle; concluso il movimento si pesca una nuova carta che andrà messa al centro delle 4 carte rimaste.
Durante gli spostamenti nel gioco, si potranno acquisire altre carte con movimenti speciali, che andranno a finire in circolo tra tutti i giocatori, visto che si scarta e si pesca tutti nello stesso mazzo.

Il sistema è divertente, perchè potresti pianificare mille mosse, ma quando un giocatore prende una tessera tesoro si crea uno “spazio vuoto”, il che significa che il movimento si deve fare da una tessera tesoro all’altra, saltando lo spazio vuoto (magari avevi in programma di prendere un bel tesoro per completare la tua collezione, ma il giocatore prima di te ti svuota una casella, facendoti superare il tuo obiettivo) .

CONCLUSIONE

La difficoltà di LUXOR è minima, rendendolo un gioco adatto anche ai più piccoli e ai novizi dei giochi in scatola.
ll fattore casuale nella creazione del tabellone è un punto a favore della rigiocabilità.
La durata delle partite è di 30/45 minuti. In una serata di gioco abbiamo: bevuto un caffé; fatto due chiacchiere; letto il regolamento e fatta una partita (ho vinto io!); fatto altre due chiacchiere; cambiato un giocatore; rispiegato il regolamento e fatta una seconda partita (non ho vinto io…); messo via il gioco e andati a nanna. Il tutto in due ore e mezza.
L’agonismo nell’ arraffare più tesori degli altri e nello stesso tempo correre per essere sempre in testa fa passare una serata in allegria, tra sfide e frecciatine di sana animosità da gioco semplice e riassante.

 

Mattia Fraccarollo

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