Alla scoperta di Fabrizio Corselli e “il canto della spada”


Per iniziare, parlaci un po’ di te, Fabrizio

Sono nato nel 1973 a Palermo. Ho vissuto otto anni a Milano, dove ho lavorato nel settore educativo e dove mi sono formato artisticamente. Dal 2001 porto avanti una serie di attività didattiche, insegnando composizione poetica ed Epos nelle Scuole, ma anche presso Biblioteche, Associazioni e altro ancora. Dall’anno scorso sono diventato Tutor Formativo (MIUR, Alternanza Scuola/Lavoro) per l’Epica e la Narrazione orale in ambito lavorativo e turistico. Sono Maestro di Canto della Spada e adesso ho anche un castello a disposizione per portare avanti le mie attività di formazione. Attualmente rivesto la carica di Direttore di Collana e Curatore editoriale presso una Casa editrice di Roma, e dedico molto del mio tempo al Gioco di Ruolo, soprattutto orientando i miei sforzi sullo studio dell’improvvisazione e della narrazione orale in campo ludico.

Nel tuo tempo libero, cosa ami fare?

Amo dedicarmi alle attività ludiche di vario tipo, nella fattispecie al Gioco di Ruolo, come ho già accennato, uscire con gli amici, e dedicare tanto tempo alla mia compagna.

Hai accennato poco fa al Canto della Spada. Ammetto di non conoscere affatto questo tipo di attività. Puoi spiegarci meglio?

Intanto bisogna fare subito un preambolo. Io sono nato in Sicilia, una terra che è luogo del mito e ricca di storia; grazie ad alcune sue tradizioni, nella fattispecie il Cunto e la narrazione orale araba, nel tempo ho sviluppato l’interesse per la Poesia, grazie alla cultura greca di cui è pregna, per i Cantastorie e i Cuntastorie, l’amore per l’epica cavalleresca e per la cultura araba. Da questo coacervo di arti è nato così il Canto della Spada: uno stile di narrazione orale che deriva le sue componenti principali dalla tradizione antica; in particolar modo combina la forza espressiva dei poeti orali del passato, quali gli scaldi vichinghi, i Bardi celtici o gli stessi Cantastorie, con l’aspetto coreografico della spada di legno, di derivazione cuntistica.

C’è da dire, anche, che tale arte non si presta soltanto a storie di epoca medievale o risalenti all’epica cavalleresca o di mitologia classica, ma impiega il Fantasy come genere strumentale e come straordinario bacino immaginativo cui attingere.

La peculiarità sta nel fatto che, durante il Canto della Spada, viene impiegato il “verso” quale solenne strumento di narrazione rispetto a un approccio più prosastico, elevando il tono del canto perché possa essere all’altezza della materia trattata, in particolare donando all’epos il linguaggio che gli spetta di diritto, e soprattutto si predilige l’aspetto improvvisativo e creativo rispetto a quello meramente declamatorio di testi o elementi preesistenti della tradizione passata.

Perfetto. Ma non riesco ancora a capire la presenza della Spada in tutto ciò; soprattutto come si possa unire la Poesia a un’arma di questo tipo.

La spada di cui fa uso il Cantore durante le sue performance è detta “Livrea”: un elemento di scena che permette di espletare con facilità le funzioni coreografiche in piena sinergia con la narrazione epica; soprattutto nella costruzione di scene di combattimento.

La spada, in generale, promuove l’armonia e il controllo della scena, la coordinazione dei movimenti, e in particolare esalta la sincronia fra l’elemento orale (il verso) e l’azione narrativa (che può essere tanto il portare il colpo di punta, di taglio, la parata… quanto il vestirsi di una nuova forma in virtù della metamorfosi iconica; la spada diventa così l’artiglio di un drago, l’onda del mare, una lancia, l’ala di un corvo, uno scudo, un tronco d’albero, un dardo appena scoccato…).

Il Canto della Spada ricerca una maggiore eleganza nei movimenti, una più spiccata cadenza, derivando alcuni elementi dalla danza insieme ad altri appartenenti alla Scherma. Per questo motivo si pone maggiore attenzione all’aspetto coreografico e a una più attenta analisi, in fase compositiva, del rapporto parola/movimento. Questo fa sì che la fase orale vada di pari passo con quella motoria in maniera armonica e soprattutto sincronica, dove il corpus tecnico promuove una precisa serie di movimenti base, passi, varianti, stili e combinazioni atti a unificare queste due dimensioni.

Anche l’ampio uso di tagli e affondi, ma anche di rotazioni e roteazioni, spirali e impennate conducono sempre più verso un percorso fatto di movimenti coreografici che obbligano il Cantore a una specifica capacità dinamica, prontezza nell’improvvisare e nel corrispondere l’azione al momento creativo, movimenti angolari e movimenti simulati come il batter d’ali (il ciclo del “Canto del Cigno”). Tutto questo all’interno di un’unità narrativa in cui la storia prende pieno campo (fra spada e voce).

Passiamo ad altro. Qual è il tuo rapporto con il Gioco di Ruolo? E quanto la tua attività di Cantore si sposa con la dimensione ludica?

Adoro il Gioco di Ruolo. È stato amore a prima vista, senza di esso non potrei stare. Ho iniziato nel 1987 con “Uno Sguardo nel buio” per poi procedere con altri sistemi di gioco. Essendo un Cantore, comunque legato allo storytelling e all’improvvisazione, amo tantissimo i giochi di narrazione e non solo; anche giochi di carte come Once upon a time che spesso impiego nei miei corsi di formazione. Nel tempo ho molto amato giochi come Nobilis e Changeling. Tutto ciò, in ogni caso, si ripercuote anche nella scelta di alcune classi specifiche come il Bardo (non declassato a mero factotum) oppure il Bladesinger al quale peraltro è applicabile lo stile del Canto della Spada, in una maniera del tutto singolare e accattivante; proprio su questa classe ho tenuto diversi stage di narrazione. Anche gli spadaccini e gli arcieri li trovo molto vicini al mio modo di intendere l’arte dell’improvvisazione. Una Ludoteca mi ha addirittura chiesto di tenere uno stage di Canto della Spada per 7th Sea.

La parte del Bardo mi interessa molto. Questa figura è stata sempre oggetto di svariate critiche e accese discussioni fra i giocatori di ruolo. Puoi approfondirla secondo la tua ottica di esperto in narrazione orale e improvvisazione?

Il problema del Bardo risiede, come prima cosa, in un fastidioso quanto rigido preconcetto di base, ma ancor più asseconda un modo di pensare che è tipico di quei giocatori legati alle meccaniche del combattimento e poco rivolti al gioco di ruolo; così come il pensare all’organizzazione di un party secondo la modalità “Tank – Guaritore”, già di per sé fa venire l’orticaria. Nelle nuove generazioni si è perso molto dello spirito del passato (e non parlo di Old School; anche questa etichetta è ai limiti della sopportazione). Togliere la componente artistica al Bardo significa snaturare la classe; mi spiego meglio. La parte improvvisativa e creativa che è propria del personaggio viene quasi sempre demandata a un tiro di competenza e non all’abilità del giocatore. Per questa classe, nella fattispecie per il suo giocatore, l’improvvisare canti, il suonare uno strumento musicale, fraseggiare fra una situazione e l’altra, anche quando è in combattimento (si veda lo Scaldo) è nodale. Tolto questo il Bardo rimane un coacervo di abilità spurie (che nell’ottica del combattimento viene visto con diffidenza). Quando i giocatori giocano un Bardo con me come Master, io pretendo da loro molto, soprattutto a livello di improvvisazione. La maggior parte dei giocatori ruolo, e non solo questi, non ha un’adeguata educazione e una profonda preparazione estetica per comprendere al meglio la classe del Bardo. Per esempio, se nella fase di concettualizzazione concepiamo un Bardo legato al tema dei Draghi, di conseguenza molte delle sue abilità o tratti si legheranno a esso in maniera indissolubile: il Bardo impiega tre o più ditali d’argento per stringare le corde del liuto, come fossero artigli e, di conseguenza, la figura del drago diventa unità mensurale in fase di composizione. Possono sembrare elementi marginali e tralasciabili, ma per questa classe sono fondamentali. Comunque è solo un esempio.

Giochi quindi da trent’anni. Mi piacerebbe sapere, però, come si sia evoluto a oggi il tuo percorso all’interno del GdR, e quali sistemi tu stia giocando adesso, come master o come giocatore.

Mah! In trent’anni se ne vedono di tante, ed è normale che ci sia una evoluzione, per quanto lenta possa essere, non solo in termini di giocatore e master, ma anche di studioso a livello narrativo. Come ho già detto, mi sono sempre più avvicinato nel tempo ai giochi narrativi, poi ho anche rivestito la carica di coordinatore torneistico, organizzando alcuni campionati regionali (AD&D 2.a Edizione). Alla fine, sono approdato nel 2016 con la produzione homemade del gioco di ruolo di Eidyllion, insieme al Chimerae Hobby Group. Ormai gioco solo questo insieme a Museborn, e si è anche costituito un bel gruppo di appassionati che lo giocano costantemete in tutte le sue sfaccettature, soprattutto l’espansione Timeshift.

Un piccolo approfondimento?

Va bene! Eidyllion nasce da un vuoto che ho avvertito nel tempo, un qualcosa che ancora mancava nella mia esperienza di Master e Cantore. Da qui ho avuto l’idea di sviluppare il metaplay come luogo di produzione immaginifica, di creare un gioco dove il ruolo principale fosse identificato da Narratori sottoforma di Guardiani rispetto ai personaggi giocanti che qui assumono il ruolo di loro proiezioni. In sostanza, le semidivinità giocano di ruolo.

Nello specifico, la meccanica base di Eidyllion nasce inizialmente come sistema didattico per l’insegnamento dell’Improvvisazione orale, in particolare come approfondimento della composizione epica per le Scuole. In seguito, Eidyllion è stato ampiamente sviluppato, e aggiunte tutte le parti necessarie per farne un sistema completo. In sintesi: Il Twilight World è un mondo generato dalla propria divinità dormiente, una Musa. Una grande e pacifica Arcadia dove i Guardiani, suoi abitanti, conducono la propria vita all’insegna del dileggio; chi protende la mano a un albero per coglierne i frutti spontanei, chi sdraiato sul bordo d’un fiume a frangerne il corso con le proprie dita, con tono dimentico, cibandosi di ogni più piccola traccia di Armonium: una potente energia che nasce dall’Ispirazione, dall’atto creativo, e che plasma e altresì compenetra l’interno piano, mentre i Guardiani stessi la impiegano per alimentarne i poteri e la propria essenza.

Quando ancora la città di Parnasos, “La Città dei Cantori”, nonché capitale del Mondo del Crepuscolo, godeva del proprio momento aureo, gli Antichi, Guardiani della Prima Era, scoprirono l’esistenza degli Eidyllia: circoli di narrazione, nei quali il creativo sforzo collettivo dei partecipanti avrebbe generato ingenti quantità di Armonium, non solo per sé, ma anche per mantenere intatto il mondo circostante. L’atto del Narrare divenne così, per tali creature, lo strumento per eccellenza con il quale glorificare l’operato della Musa. Nello specifico: il giocatore impersona un Guardiano. In questa maniera, egli lo condurrà all’interno di un Eidyllion, “sfidando” gli altri Narratori a un’ardua prova d’Improvvisazione e Narrazione. Ogni Eidyllion cela inoltre grandi sorprese e, grazie al potere vivificante dell’Armonium, i personaggi della propria narrazione prendono vita, di modo che i loro stessi autori possano muoverne i fili a mo’ di marionette, a proprio piacimento. Ma tutto ha un prezzo, poiché le creature del Crepuscolo si aggirano continuamente nell’ombra, pronte a insinuarsi nel tessuto narrativo di un Guardiano, e a prendere così il posto del proprio elemento tematico, per poi squarciare, una volta per tutte, il velo dell’illusione. Proprio quell’illusione di cui si nutre ogni Narratore.

Nello specifico, i giocatori impersoneranno dei Cantori (i Museborn), in tutte le loro possibili declinazioni; formato così un “Circolo di Narrazione” o “Eidyllion”, per l’appunto, essi a turno si cimenteranno nel raccontare una leggenda, una storia o un racconto in cui, alternandosi, vestiranno i panni dei relativi personaggi principali. Una volta concluso l’Eidyllion, ogni Guardiano verrà valutato (dai giocatori avversari), aspirando così alla vittoria finale. Durante le varie sessioni, il Guardiano ha la possibilità di ottenere punti speciali, con i quali evolversi, acquistando abilità, tratti, e livelli di Potere (Trascendenza).

Il gioco sviluppa ampiamente la dimensione “extra board”, rendendo ancora più completa e interattiva la narrazione, momento in cui il giocatore si dividerà fra l’interpretazione del proprio personaggio (intradiegetico), in quanto proiezione della narrazione, e quello del Guardiano/Narratore (extradiegetico). Eidyllion si gioca con la doppia scheda.

Per chi volesse maggiori informazioni può visitare il sito del CHG http://www.chimerae.it/prodotti.CHEID.html

Leggevo all’interno del Canto della Spada una sezione intitolata “La Forgia dei Nani”, dedicata proprio al Gioco di Ruolo. Ce ne vuoi parlare?

La Forgia dei Nani è una sezione del Canto della Spada che focalizza l‘attenzione sul Gioco di Ruolo da un punto di vista della narrazione orale e dell’improvvisazione; anche da un punto di vista di approfondimento tecnico, non solo narratologico, ma anche retorico-stilistico. Troppo spesso si sente parlare di narrazione e improvvisazione, ma sempre in modo non adeguato e troppo ludico, o limitato a qualche esperienza di gioco.

Narrare, orale o scritto che sia, significa soprattutto creare nella mente del lettore immagini forti, vivide, come se egli stesse vivendo quella situazione in prima persona. Perciò non basta soltanto descrivere, bisogna fare in modo che tale esposizione sia pervasa da una forte sensorialità, sia intensa alla mente del lettore o dell’ascoltatore, che egli possa “vedere realmente” i personaggi, i luoghi, gli oggetti descritti e le azioni che si sviluppano all’interno della scena proposta dal Game Master. E per questo ci vuole un po’ di studio.

La Forgia dei Nani ha diversi obiettivi fra i quali sviluppare nel partecipante la consapevolezza della differenza fra descrivere e narrare, comprendere il valore della componente orale nell’Improvvisazione, comprendere il genere Fantasy quale genere strumentale in appoggio al gioco, riscoprire il piacere della narrazione orale e della letteratura fantastica, soprattutto dell’inventare, del creare storie secondo la “tradizione antica”, comprendere il valore performativo della parola, approfondire il concetto di atto immaginativo in rapporto a una sessione di gioco, la ritmica e la cadenza e tanto altro.

La Forgia dei Nani si sviluppa secondo la formula della lectio magistralis o dello stage o comunque una serie di interventi didattici presso Associazioni, Scuole e Librerie.

Durante gli incontri tengo anche una serie di interventi didattici atti a insegnare diverse tecniche di narrazione fantastica e figurativa. La formula tipica è quella dello stage intensivo di tre o sei ore, in base alle necessità dell’ente che ne fa richiesta.

A proposito di improvvisazione e narrazione orale, perché hai proprio scelto la Poesia, nella fattispecie il verso a carattere epico come tu lo definisci?

Lei ha scelto me. Peraltro è un genere che va contro ogni logica editoriale. Il fatto che nel 2018 ci sia ancora qualcuno che compone epica in versi fa storcere il naso se non creare stupore. Per me è un modo di riappropriarsi della tradizione antica, quando ancora le storie fantastiche di draghi, orchi ed eroi venivano narrate intorno al fuoco o presso le corti dei Re.

Ribadisco: sono nato in un’isola che è luogo del mito, dove la tradizione orale è stata sempre forte e preponderante, partendo dai poeti greci ai Cantastorie e all’opera dei pupi.

Rimanendo su questo tema, emerge dalla tua biografia che sei uno scrittore di poemi a carattere epico-mitologico, ma hai anche scritto prosa, giusto?

Allora. Distinguiamo le due dimensioni. Come compositore di epica fantasy amo molto la tematica dei draghi. Drak’kast – Storie di Draghi è il primo poema fantasy pubblicato in Italia, a cura di Edizioni della Sera, e presenta una spiccata correlazione con il mondo draconico, non solo in termini di ambientazione ma sviluppa in via teorica un vero e proprio modo di creare versi usando il drago come unità ritmica. Il mito, in toto, è la mia principale fonte d’ispirazione.

Diverso invece è Terra Draconis – Cronache dei Regni di Andrara (Brigantia Editrice) che segue le orme del Silmarillion tolkieniano e di Mille e una Notte, in un unicum letterario che ha più il gusto di un’opera mitopoietica. Ha pur sempre uno spiccato stile poetico, ma è il mio primo lavoro in prosa. Terra Draconis è stato addirittura impiegato da alcuni Master per svariati spunti tematici e per il suo carattere di atlante fantasy. È evidente che il tema dei draghi sia uno dei miei favoriti; del resto, sento spesso dire ai miei giocatori che “dove c’è il Corselli, c’è sempre un drago”.

Comunque il verso è il mio strumento di creazione per eccellenza e non lo baratterei mai per altro. Il linguaggio epico è potente e solenne allo stesso tempo, e ben si presta al Canto della Spada, in una forte intesa con il movimento d’arma”. Per capirlo meglio, bisogna provarlo. Soprattutto non stiamo parlando di filastrocche o versi in rima appassionata.

Progetti per il futuro

Tantissimi! Soprattutto legati al Gioco di Ruolo e alla Narrazione. Ho intenzione di portare avanti i corsi di formazione per Cantori con la mia Scuola di Bardi, soprattutto destinando alcune attività ai bambini tramite la sezione “Cuccioli di Drago”, e poi dedicarmi alle nuove espansioni per Eidyllion. Non per ultimo, condurre come master una campagna di Museborn (sempre homemade, derivato da Eidyllion, che struttura al meglio la gestione dei personaggi secondo una modalità GdR canonica).

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