Lorenzo il Magnifico

Un genere di gioco da tavolo che si fa rispettare con fermezza è il piazzamento lavoratori. Sono il simbolo del gioco da tavolo, quello strategico e calcolatore, colmo di pedine e pezzi da utilizzare. E in questi tempi c’è stato un titolo che si è fatto strada in mezzo a questi colossi del gioco, riuscendo a far risuonare il proprio nome. Parliamo di Lorenzo il Magnifico, gioco edito dalla Cranio Creations, che ricalca in maniera piacevole il rinascimento italiano. Un gioco che, come dicevo, nell’ultimo periodo si sente parlare parecchio ed è diventato un titolo che è piaciuto parecchio, ma sarà davvero degno di tale onorificenza?

Regole

Ogni giocatore è il capo di una famiglia nobile dell’epoca, e il suo compito è sfruttare al meglio i propri famigliari per ottenere ricchezza e fama. Lo scopo del gioco è ottenere punti vittoria tramite prestigio e successo, acquistando terreni, investendo nel militare, oppure concordandosi col papato. A ogni giocatore viene dunque dato una famiglia composta da quattro elementi: tre di valore variabile, il quarto zero. Sulla plancia di gioco è possibile vedere diverse aree in cui si possono piazzare i propri servitori per compiere azioni.

Le torri offrono la possibilità di comprare nuovi terreni e proprietà, così come stringere alleanze con personaggi noti e di rilievo, dando così un guadagno. Una zona di lavoro, dove sarà possibile attivare gli effetti di alcuni degli edifici acquistati. Un mercato, dove saranno messi a disposizione beni subito acquistabili e utilizzabili. La piazza centrale, che offre dei beni così come aiuta a decidere la turnazione del turno seguente. Ognuna di queste aree ha raffigurato in maniera molto chiara e concisa un numero di dado, che indica il valore minimo necessario che deve possedere un servitore.

All’inizio di ogni turno infatti vengono tirati tre dadi, del colore associato alle tre pedine famigliari. Il risultato che esce su ogni dado rappresenta quindi il loro valore, e di conseguenza dove e come possono essere impiegati. Il gioco si suddivide in tre ere, ognuna suddivisa in due turni, dove bisognerà quindi costruire il proprio impero per guadagnare prestigio. Bisognerà però tenere d’occhio il papa: se non si hanno favori religiosi alla fine del turno è possibile incappare in penitenze e punizioni, che permangono poi fino alla fine della partita.

Le risorse disponibili sono quattro: monete, pietra, legname e servitori minori. Le prime tre sono necessarie per la fase di acquisto, in quanto molte carte le richiedono. Il servitore minore invece può essere utilizzato come accompagnatore di un famigliare, aumentando di uno il suo valore per ogni pedina usata. Ed ecco come può essere utilizzato la pedina di valore zero, che avrà dunque sempre bisogno di un accompagnatore. Inutile dire che ogni area ha spazi limitati, dunque se un giocatore ha già piazzato la sua pedina lì non sarà possibile aggregarsi.

Questo è soltanto un veloce e rapido sommario delle regole, che sono molto più profonde ed espanse.

Analisi

Il gioco si presenta davvero molto bene. Un regolamento molto corposo come ogni piazzamento lavoratori che si rispetta, ma in confronto a molti altri si spiega piuttosto bene. A dare man forte alla spiegazione c’è il tabellone di gioco, che oltre a essere raffigurato piuttosto bene ha varie icone a simboleggiare il regolamento. Ogni area ha infatti il simbolo del dado per ricordare quale valore è necessario, e simboli che invece hanno un significato riguardo a ciò che offrono e danno.

La strategia rimane poi molto fresca grazie alla variazione delle partite. Ogni partita infatti ha delle costruzioni differenti in partenza acquistabili, così come le punizioni del papato sono variabili. Questo significa il poter fare diverse partite senza vederlo ripetuto, oppure evitare che qualcuno memorizzi una strategia di base eccellente. Uno potrebbe dunque mirare a ignorare il papa e puntare molto sugli edifici verdi, ma una partita può avere malus che influiscono proprio su quelle carte.

L’altra variabile, che spinge a ragionare molto e gli da un tocco particolare, è la variabilità del valore delle pedine tramite i dadi. Ogni turno tu non sai quale valore possono avere le tue pedine, per cui ti soffermi a ragionare e pensare, cercando di decidere dove piazzarli. L’unico malus è proprio su questo aspetto, che per quanto bello, è demoralizzante per tutto il tavolo quando escono soltanto esiti bassi e davvero ridicoli, cose che nessuno al tavolo si diverte in quanto si passa un turno a fare poco o nulla, senza soddisfazioni.

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