Sakura Monogatari: il racconto del ciliegio parte 5

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Continua dalla quarta parte:

Le consegne alla stazione di posta

I quattro giunsero al villaggio che era quasi metà pomeriggio, e decisero brevemente di esplorarlo. Non videro niente di particolare se non campi coltivati a risaia e boschi sulle pendici delle montagne a ovest.
Nella via principale vari negozianti invitavano a visitare i loro negozi, e fuori dalla bisca c’era la consueta fila di persone.

Poco prima di arrivare alla stazione di posta i quattro vennero fermati da un funzionario imperiale, che diede loro consegne molto precise.

Siccome non sappiamo dove si trovi Akurao voi dovrete proseguire il vostro viaggio verso Izumo, tuttavia vi fermerete ad aiutare più persone possibile, per guadagnare la loro fiducia, mostrare la benevolenza dello shogun e reperire informazioni. potete iniziare da questo villaggio. Noialtri della guardia imperiale cercheremo informazioni nella capitale. Buona fortuna.

I quattro trovarono alloggio per la notte, e al mattino seguente decisero di osservare più attentamente il mercato.
Qui videro che un povero mendicante veniva malmenato da quattro individui, che richiedevano il pagamento di un pizzo giornaliero.
Nello stesso momento il sarto veniva letteralmente lanciato fuori dal suo negozio: non avendo pagato i debiti di gioco il negozio gli era stato espropriato.

Il Mushishi e il Monaco decisero di intervenire, mentre il samurai e l’esorcista andarono a soccorrere il mendicante.

Sistemati malamente gli individui che minacciavano i due abitanti del villaggio i quattro si fermarono a chiedere informazioni a una contadina che, come il mendicante malmenato stava vendendo le verdure di campo sul ciglio della strada.

Quei maledetti Ginzo! Da quando sono qui la vita è diventata un inferno! Quando c’era la famiglia Ishikawa era molto meglio! Pensate che i Ginzo oltre al pagamento del pizzo mensile vogliono anche essere pagati ogni giorno! Ma vi pare? Non abbiamo più niente da mangiare! E quella maledetta bisca poi! Hanno convinto certi idioti che possono guadagnarsi una piccola fortuna ai dadi, ma di certo non con loro!
Ora me ne torno a casa, se volete potete essere miei ospiti, la casa è misera e umile, ma il cibo è onesto, come l’ospitalità.

I quattro seguirono la contadina fino alla sua capanna.

La bisca e il massaggiatore cieco

Il mattino seguente i tre decisero di visitare la bisca, sapendo, dopo aver parlato con la contadina che suo nipote Shichika era un giocatore assiduo.

Dal momento che era sconveniente che un pio uomo si facesse vedere in una bisca il monaco era rimasto a casa della contadina.
Entrati nella bisca vennero accolti da sguardi gelidi e intimidatori, e si misero a puntare.
Il gioco era semplice: bisognava puntare su pari o dispari, e in base al lancio dei dadi il vincitore non solo prendeva la sua posta, ma anche metà della posta degli sconfitti.

Assieme a Shichika nella bisca c’era anche un massaggiatore cieco che faceva le sue puntate in base al suono dei dadi. A quanto pare vinceva spesso, a differenza di Shichika che continuava a perdere. Per questo motivo il Mushishi decise di fidarsi dell’istinto del massaggiatore, e puntò una discreta somma alla stessa maniera dell’uomo cieco.

Vinta una piccola fortuna, il mushishi la donò a Shichika per permettergli di pagare i suoi debiti, e questi con i soldi rimanenti decise di festeggiare l’incontro con i suoi nuovi amici.

Dopo una serata di giochi di abilità, giocolieri e sakè si decise di chiamare due geishe, perchè allietassero la notte con una danza.

Oshino, Mei e il pugnale nascosto

Giunsero dopo meno di mezz’ora due Geishe itineranti, che rispondevano al nome di Oshino e Mei. delle due, la prima danzava, e la seconda suonava lo shamisen.

Furono accolte da applausi e vociare confuso, solo il massaggiatore parve turbato.
La danza fu magistrale, e ancora una volta solo il massaggiatore non si espresse.

Con un rapido movimento della mano Mei staccò le corde dal suo strumento, preparandosi a sfoderare quella che sembrava una spada. Solo allora il
massaggiatore parlò:

“Mei, come mai hai tolto le corde al tuo strumento? C’è forse una spada li dentro?
E tu, Oshino? non è forse vero che sei un uomo?”

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