Sakura Monogatari – il racconto del Ciliegio: Parte 2

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Prosegue dalla parte 1

Il duello dell’esorcista

Che i combattenti del secondo duello si facciano avanti

Questo fu l’ordine dato dal gran ciambellano, e a tale comando si alzarono l’esorcista e una nobile dama in armatura. L’esorcista indossava una tunica e dei pantaloni, un cinturone al quale erano legate una ventina di boccette di ceramica sigillate, e portava con se una Yari(1). La donna samurai invece imbracciava una naginata(2), e sembrava estremamente intenzionata a devastare chiunque osasse sfidarla. Forse l’atteggiamento gentile dell’esorcista venne scambiato per una presa in giro: sta di fatto che la guerriera si infuriò terribilmente e caricò l’esorcista con estrema violenza. Dopo aver subito alcuni colpi senza reagire non erano ancora chiare le intenzioni dell’esorcista, mentre la sua avversaria, che pensava di essere sottovalutata, si infuriava sempre di più. Fu in quel momento che l’esorcista si decise ad aprire una delle sue boccette e a versarne il contenuto per terra, davanti alla sua avversaria. Visto che dalla boccetta parve non uscire niente la samurai perse ogni parvenza di pazienza e caricò con un grido che avrebbe reso silenzioso un colpo di cannone. Tuttavia non raggiunse mai il bersaglio, dato che venne scaraventata a più di tre metri di distanza da una misteriosa forza invisibile. Quando fu chiaro che il combattimento non sarebbe continuato, visto che la samurai era priva di coscienza, l’esorcista si mosse come per far rientrare qualcosa nella boccetta. I più attenti dichiararono che gli era sembrato di vedere una donna eterea, con una misteriosa maschera sul volto e armata di bastone, che obbediente rientrava nella boccetta. Il secondo combattimento aveva un vincitore.

La sfida del samurai

Il terzo combattimento fu uno sfoggio di arti marziali molto eloquente: sia il samurai che lo yamabushi erano grandi combattenti, ma il senso del dovere e la preparazione del samurai erano superiori. Il combattimento vide vincitore il samurai, ma la sconfitta non lasciò disonorato lo Yamabushi che venne successivamente contattato da un emissario dello shogun perchè entrasse nei ranghi delle guardie di palazzo.

Il tocco del monaco

Fu poi il turno del venerabile, che si trovò ad affrontare un rozzo guerriero di provincia. Costui evidentemente basava la sua strategia sulla sua smisurata forza fisica piuttosto che sull’intelligenza. Il Venerabile monaco intanto si era prodigato nella scrittura di alcuni amuleti che teneva nella sua tasca sinistra. Quando il guerriero di provincia, armato di una grossa ascia cercò di colpirlo, il monaco semplicemente scartò di lato, toccando con la sua mano il torace del guerriero. Questi immediatamente cadde a terra, come schiacciato da una forza tanto sovverchiante da ammaccare l’armatura. Con la calma che lo contraddistingueva e senza alcuna fatica il monaco tornò nella posizione da cui era cominciato il combattimento. Il guerriero di montagna non avevendo capito la situazione si rimise in posizione, anche se malfermo sulle gambe, e preparò un secondo attacco. Ancora una volta il monaco schivò molto agilmente, e con due dita toccò la piastra posteriore dell’armatura del guerriero, che colpito come da un fulmine si accasciò a terra. Solo in quel momento i due amuleti che il monaco aveva piazzato sul suo avversario andarono in bricole. Il venerabile fece un inchino allo shogun e pregò il Buddha che il suo avversario non avesse subito troppo dolore, per poi ritornare al suo posto tra gli altri partecipanti.

La benevolenza del Mushishi

Fu infine il turno del mushishi, il quale dovette affrontare un avversario di non poco conto: uno dei maestri di Kempo della scuola dello shogun. Questi salì sul ring disarmato, e così fece il mushishi, che si mise a meditare sul tatami. Anche il maestro di Kempo studiava il suo avversario, e come colpirlo mentre si trovava in seiza(3). All’improvviso il Mushishi aprì gli occhi e fissò intensamente il maestro di kempo, senza distogliere lo sguardo. Quest’ultimo parve comportarsi stranamente: dapprima agendo con insicurezza, come se qualcosa lo stesse osservando alle sue spalle, e successivamente cercando di parare colpi inesistenti. Proprio in uno di questi momenti, mentre il maestro di Kempo era impegnato a scrutare dietro di lui, il mushishi si alzò e colpì il maestro con un lieve buffetto sulla nuca. Il maestro ne rimase fortemente sorpreso, ma comprendendo la superiorità del suo avversario fece un inchino e si ritirò dalla competizione, conservando il proprio onore. Il mushishi spiegò poi ai suoi compagni conosciuti la sera prima che aveva stabilito un contatto mentale con il suo avversario tramite un mushi, una delle creature che lui era in grado di controllare, per farlo distrarre.

La fine della giornata

Altri combattimenti si susseguirono, e tra chi decise di ritirarsi e chi venne sconfitto i partecipanti restanti ammontarono a circa un quarto. Il primo giorno di torneo era passato sotto gli occhi dell’imperatore e del cielo, e tutta la corte imperiale ne era piacevolmente rimasta sorpresa. I contententi rimasti fecero una grande festa per onorare gli dei e ringraziare delle vittorie sul campo. La seconda giornata del torneo sarebbe iniziata il mattino seguente.

1. Yari: lancia giapponese 2. Naginata: alabarda 3.Seiza: posizione seduta sulle ginocchia tipica delle arti marziali

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