Sakura Monogatari – il racconto del Ciliegio: Parte 1

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Sakura Monogatari capitolo primo: Il grande torneo

Nel ventesimo giorno del dodicesimo mese del quinto anno del periodo Edo (20 dicembre 1608) gli emissari dello Shogun Tokugawa Yeyasu vennero inviati in tutta la terra di Yamato, affinchè comunicassero il seguente proclama:

Io, Tokugawa Yeyasu, grandissimo Shogun della Terra di Yamato e servitore del Divino Imperatore dichiaro che in occasione del secondo giorno del primo mese del sesto anno del periodo Edo (2 gennaio 1609), data di inzio dei festeggiamenti per la nascita del Divino Imperatore ci sarà nella nostra splendida capitale un maestoso torneo di arti marziali e magiche. Il torneo sarà aperto a tutti, Nobili, Samurai, Monaci e perfino alle classi inferiori, cui sarà eccezionalmente consentito di Entrare nei confini del palazzo imperiale dove si svolgerà il torneo.

In molti si presentarono la notte precedente al giorno stabilito, per farsi registrare dalle guardie di palazzo. ad ogni iscritto venivano confiscate le armi e gli oggetti magici: una volta sigillati in una scatola laccata sarebbero stati riconsegnati prima del turno di combattimento del proprietario. Tra tutti spiccava un guerriero, sia per l’imponente statura che per il portamento feroce.

Ushimada Gonzaemon e i quattro

Il guerriero dalla statura imponente era Ushimaga Gonzaemon, discepolo della scuola Tora no Hi. Era facilmente riconoscibile per l’orrenda cicatrice che solcava la sua faccia da orecchio a orecchio. Voci dicono che fu il suo stesso maestro a ferirlo, quando Gonzaemon osò rivolgere la parola alla figlia del suo sensei. Portava con se il suo Tsuburi, una spada di legno da allenamento grossa almeno due volte un normale tsuburi, e appeso alla obi un sacchetto di seta nera, nel quale era solito raccogliere i denti dei suoi nemici dopo che li avesse sconfitti. Come era prevedibile si creò uno spiazzo vuoto intorno al guerriero errante: nessuno voleva in alcun modo offenderlo. Gli altri guerrieri presenti invece avevano un atteggiamento più rilassato. Uno ad uno vennero registrati dalle guardie di palazzo ed entrarono nella cittadella imperiale. Vista l’ora tarda vennero alloggiati in uno stabile e nutriti con riso, pesce alla brace e alghe marinate. Ognuno svolgeva i propri riti secondo le abitudini, e in particolare quattro persone si ritrovarono a chiacchierare amichevolmente tra di loro. Il primo era un Mushishi, un farmacista itinerante con il suo bagaglio di medicine e unguenti. Fumava tranquillamente una sigaretta fatta di foglie essiccate e arrotolate, intanto che, appoggiato al muro sorseggiava un po’ di sakè e conversava allegramente con un monaco dallo spirito gioviale e misericordioso, come si addice ai discepoli della setta Nichiren. Il Venerabile era solito sgranare il proprio Jizu durante la conversazione. Con loro discorreva un esorcista, che indossava la casacca tipica del suo ordine e che con uno strofinaccio puliva accuratamente una vecchia e logora tazzina da the. Infine un samurai era intento a praticare la meditazione e a ripensare alle tecniche del suo maestro quando dei servitori entrarono nella stanza per prendere le stoviglie usate della cena.

“Perchè ci avete sequestrato le nostre armi?” Chiese una voce tra tanti. “Senza di esse non potremo difenderci se uno di noi cercasse di avvantaggiarsi per il torneo” Quello che sembrava il capo dei servitori, un nobile del settimo grado, rispose: “Per la sicurezza dell’Imperatore e dello Shogun siete stati temporaneamente privati delle vostre armi. Il regolamento di palazzo vieta che vengano usate in questa area. La sola eccezione è per l’area dei duelli.” “La verità è che volete ucciderci tutti, ditelo apertamente”

Queste parole uscirono dalla bocca del samurai che fino a poco tempo prima indulgeva nella meditazione. Subito il Monaco e il Farmacista errante si adoperarono per tranquillizzare gli animi rispettivamente del nobile e del samurai, il quale non aveva compreso quale assurdo insulto le sue parole rappresentassero per la casata Imperiale, che li stava ospitando. Il nobile, ascoltando le sagge parole del farmacista ignorò il suo diritto di vendetta sul samurai di campagna che aveva osato infangare il nobile gesto dello Shogun, e una volta che tutte le stoviglie furono raccolte i servitori se ne andarono. Passò la notte e fu mattina, e i guerrieri vennero sorteggiati per l’ordine dei duelli. Il primo a battersi sarebbe stato Ushimata Gonzaemon, successivamente l’esorcista contro una nobile donna guerriera del casato imperiale, per terzo il samurai che non sapeva tacere contro un guerriero di montagna. Nel pomeriggio si sarebbero affrontati il Monaco contro una guardia di palazzo e il mushishi contro un maestro di lotta a mani nude.

Il primo combattimento

Lo shogun stesso concesse l’onore di un suo discorso agli sfidanti.

“Nobili guerrieri di Yamato!” La sua voce era autorevole e potente. “In realtà questo torneo cela una ulteriore opportunità. Un maledetto demone, di nome Akurao ha recentemente attentato alla vita del nostro Mikado, e fallito il suo tentativo ha giurato che avrebbe ucciso l’Imperatore discendente della Dea Amaterasu. A chiunque di voi vincerà il torneo verranno donati oro e terra, e verrà concesso l’onore di partire alla caccia del maledetto Akurao. Accettate l’offerta e verrete promossi al grado di consigliere. Sconfiggete Akurao e potrete sposare una delle belle concubine di palazzo, diventando, a tutti gli effetti, parte della famiglia imperiale. Portate onore alle vostre famiglie!

Come da cerimoniale ci fu una danza propiziatoria: cinque abili suonatrici accompagnavano le precise e delicate movenze di altrettante giovani fanciulle. Si levarono commenti a mezza voce tra la folla, di coloro che già si credevano vincitori del torneo e pregustavano la loro vita alla corte imperiale dopo che avessero riportato la testa di Akurao. Terminata la danza venne sgomberato il cortile, e Ushimata Gonzaemon da una parte e il suo sfidante dall’altra presero posizione. Lo sfidante di Ushimata era l’orgoglio della sua famiglia e del suo maestro: veloce, forte e scaltro, si diceva che non avesse mai perso un duello. Sguainò la spada e si mise in guardia. Il combattimento tuttavia ebbe esito immediato: bastò un rapido colpo di Gonzaemon, il quale colpì orizzontalmente la mascella del povero samurai. Dopo che per un minuto il samurai non dette segno di rialzarsi Ushimata Gonzaemon venne proclamato vincitore, e intanto che il samurai veniva soccorso tra gemiti incomprensibili Gonzaemon posò la sua arma a terra e si chinò a raccogliere i denti del suo avversario sparpagliati sul terreno. In quell’esatto momento molti dei partecipanti che avevano commentato con spavalderia quale delle danzatrici avrebbero sposato, si alzarono, fecero un inchino e si ritirarono per sempre dal torneo, terrorizzati dalla ferocia della tecnica di Ushimata.

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