Intervista a Can Adatepe, creatore di Incorporated

 

 

Iniziamo ringraziandoti per aver accettato la nostra intervista, ci ha fatto molto piacere  🙂

 Grazie a voi per avermi voluto intervistare!

 

 

Parlaci brevemente del tuo gioco da tavolo “Incorporated”

– Certo. Incorporated è un gioco a tema macro-economico e geopolitico. Ho cercato di dare ai giocatori la sensazione del mercato dei capitali nella vita reale. Di fatto c’è una critica di un sistema in cui gestiremo aziende gigantesche, giocando con gli Stati come fossero marionette nelle nostre mani, provocando crisi economiche… tutto per fare  profitto, naturalmente. Lo scopo del gioco, anche per questo motivo, è “avere più soldi alla fine della partita”.

Quanto ci hai messo a realizzarlo?

– Ci sono voluti due anni per ottenere il gioco. Personalmente, sviluppare un gioco funziona così: c’è un periodo di un paio di mesi in cui dici: “Ho un idea fantastica, dai creaiamo un gioco!“;  ed è un periodo  molto divertente. Poi arriva il momento di trovare le meccaniche del gioco, farle funzionare e affinarle e questo può richiedere anni… Sangue, sudore e lacrime scorrono J e alla fine c’è il rischio di dire: “No, non va bene, questa meccanica è troppo semplice“ e buttare via tutto… e‘ il momento più difficile. Tra l’altro questo mi è capitato tre, quattro volte…

Quando hai deciso di diventare un autore di giochi? E perché?

– Gioco da quando ho cinque anni. Mi dicevano che ero un bambino e che mi sarei stufato crescendo.  Invece no, gioco ancora oggi :). In realtà faccio il mio mestiere, quello del broker, perchè lo considero come un gioco. Un giorno mi sono chiesto se esistesse un bel gioco di simulazione macroeconomica: beh, come videogioco non c’è; c’era Capitalism 15 anni fa e, dopo quello, nient’altro. Adirittura ci furono alcuni giochi in Java che ho trovato su internet (per esempio Wall Street Raider, comprato da sole 15 persone, e sono tra quelle). A quel punto, dopo non aver trovato nulla, la domanda è nata spontanea: “Perché non lo creo io?”.

Quando non crei giochi, quindi, fai il broker?

In realtà questa è una storia veramente divertente: Normalmente io facevo il money manager, ovvero gestivo i soldi di alcuni clienti speciali in borsa (e il gioco era solo un hobby). Pensandoci però mi dicevo che il mercato dei board game si stava sviluppando tanto e pensavo valesse la pena entrare in quel settore, pur senza mai iniziare seriamente. Non ero sicuro nemmeno di poter finire e pubblicare questo titolo. Lo chiamo un “hobby“ ma che richiedeva ore e ore, diventando un impegno sempre più gravoso, mentre il mio “vero” lavoro non andava benissimo. Ricordo le parole di mio padre, che un giorno mi disse: “Dedichi così tanto tempo ai giochi, ma sei un bambino? O torni a lavorare come broker, oppure crea giochi seriamente, ti affitto uno stand alla fiera ESSEN (importante fiera tedesca, ndr); Hai un mese e mezzo, finisci il tuo gioco, vai e vendi, poi vediamo quanti lo comprano!“.

Iniziai subito a dubitare delle mie possibilità, non sentendomi pronto e notando la sua soddisfazione in questo, considerando il mio come un capriccio. E’ stato difficile, mi è sembrato di riuscire a tirare fuori un coniglio dal cappello, a seguito di svariate notti insonni, anche per finalizzare la stampa. Poi alla fine siamo andati in fiera, dove è venuto anche mio padre: quando ha visto l’ambiente, il gioco e l’interesse, ha cambiato completamente atteggiamento, acconsentendo al fatto che creassi giochi come lavoro. Il lato positivo di tutto questo è che ho incontrato tanti membri di associazioni estere, ricevendo tanti riscontri in merito al gioco, che hanno migliorato molto anche me, grazie a tantissime critiche costruttive. Il lato negativo, invece, è che ormai quando gioco penso sempre alle meccaniche, vivendo il gioco in modo più critico, togliendomi una parte del divertimento.

Nel gioco vestiamo i panni di un CEO di una importante azienda: hai mai avuto esperienze lavorative simili?

– Oh, ma è una domanda da fare? 🙂 Chi ci legge penserà che facciamo questa intervista dal mio elicottero privato! Chi si metterebbe a creare gicochi, essendo un CEO? Certamente non ho esperienze simili, sono un cittadino normale! 🙂

Hai altri progetti  di cui vuoi parlarci?

– Sì, ormai che sono in ballo… quest’anno pubblicherò il secondo gioco e la cosa mi sta già assorbendo 24 ore al giorno. Ho davvero tante idee, che nei prossimi mesi sperimenterò.  Poi sceglierò su quali concentrarmi dopo aver fatto un paio di prove con i gruppi di gioco e associazioni che ho conosciuto grazie a Incorporated.

E altri progetti di cui non vuoi parlarci?

– No no, vi dico tutto! Non credo che i segreti servano a qualcosa. Sapete, ho un amico che sta sviluppando un gioco e mi dice in contrinuazione di come il progetto sia segreto e non dobbiamo farci sentire, mentre io invece penso  al contrario: più persone sanno del mio lavoro e più feedback riceverei per sviluppare un prodotto migliore. Nel nostro settore ci conosciamo tutti e un “furto” farebbe rumore. Poi se davvero accade e qualcuno riesce a fare di meglio, beh, lo rispetto! Che comprino pure il suo gioco, credo che la cosa importante sia lo sviluppo di bei prodotti e poi, detto francamente, credo che l’idea non sia neanche il 5% del risultato finale: sangue, sudore e lacrime scorrono nelle fasi di test.

Vuoi dire qualcosa ai nostri membri?

–  Vorreste provare il prototipo del mio nuovo gioco? Ve lo invierò volentieri in omaggio, oppure potrei addirittura venire a trovarvi in Italia! Non Sarebbe meglio? Così potremmo conoscerci.  🙂

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento