Watchmen

A metà degli anni ‘80 il fumetto americano stava vivendo una svolta epocale. A differenza degli anni precedenti il pubblico stava crescendo, e non avendo più a che fare solo con bambini l’unico modo per preservare lettori sempre più esigenti era alzare l’asticella della proposta editoriale, o almeno diversificarla.

In quel periodo l’ambiente fumettistico britannico era parecchio più scoppiettante di quello americano, grazie alle riviste a fumetti, che facevano da palestra per numerosissimi autori che sarebbero maturati da lì a poco.

Uno dei nomi di spicco di questa ondata di autori che iniziarono ad essere “importati” negli USA era senza dubbio alcuno Alan Moore. Lo scrittore di Northampton, famoso per il suo talento ma anche per la sua personalità eccentrica, fu chiamato a ridare linfa a “Swamp Thing”, dopo il suo successo in patria con “V per Vendetta”. Il successo di critica e pubblico della serie fu enorme, e trasformò una serie destinata al dimenticatoio in una delle pietre miliari della storia del fumetto americano. La produttività di Moore rispetto alla qualità del suo lavoro in quegli anni è disumana e ineguagliata. Mentre scriveva la sua run di Swamp Thing, Moore iniziò a lavorare con il collega e compatriota Dave Gibbons a quello che è a parere di chi scrive (e non solo) il suo capolavoro, “Watchmen”.

Concepito in fase di progettazione come un tributo ad eroi ormai dimenticati della Golden Age, in corso di scrittura si trasformò in quella che è considerata la più seminale mini supereroistica di sempre, e l’inizio del filone revisionistico.

Sviluppata in dodici capitoli e corredata di imprescindibili extra (pubblicità, articoli di giornale, capitoli di un libro…) è in tutto e per tutto un romanzo di fantascienza distopica, premiato addirittura, caso più unico che raro per un romanzo a fumetti, con uno Hugo, premio dato alle migliori produzioni fantasy e fantascientifiche.

L’idea parte da un concetto piuttosto semplice. Cosa sarebbe successo al nostro mondo se i supereroi negli anni ‘30 fossero esistiti davvero e non solo su carta?

Oggi può sembrare un’idea poco originale, di storie simili ce ne sono parecchie. L’approccio realistico, e di conseguenza crudo alle storie supereroistiche era invece al tempo una cosa inedita e spiazzante.

In Watchmen, per essere più precisi, non ci sono supereroi. Il termine “supereroi” implica un forte codice morale, e l’essere un simbolo di speranza per la gente comune. Moore e Gibbons usano il termine “vigilanti” per definire i loro protagonisti, che di super hanno ben poco (a parte uno). Fu l’inizio della decostruzione del fumetto supereroistico.

“Watchmen” non è, come è facile pensare, il nome del gruppo di “eroi”, ma sta proprio per “Guardiani”. L’opera intera è una riflessione sul ruolo dell’eroe e sull’assurdità del supereroe, se visto in un contesto realistico.

I vigilanti operano al di fuori della legge, seguono solo in linea teorica un codice morale. Calati in questa ambientazione, non sono persone comuni con un forte senso della giustizia, ma gente che pone se stessa al di sopra della legge, non sempre in modo giustificato.

I protagonisti della serie non sono un vero gruppo, ma il rimasuglio di quello che era stata una congrega di eroi chiamati Minuteman negli anni ‘40. In quel periodo i vigilanti erano temuti ma tollerati, o addirittura adorati come celebrità.

I Minutemen rappresentati da Darwyn Cooke in “Before Watchmen”

Le cose precipitarono anni dopo con l’avvento del Dottor Manhattan (il cui nome è un ovvio riferimento al Progetto Manhattan), l’unico super della serie. Nato per colpa del più classico espediente supereroistico, un esperimento finito male, il Dottor Manhattan è, senza esagerare troppo, Dio.

Il personaggio non percepisce più il tempo in modo lineare, e diventa capace di manipolare la realtà a suo piacimento. Quando la narrazione usa il punto di vista del Dottore, ogni cosa è vista come simultanea. Non esiste più prima e dopo, causa ed effetto. Ogni cosa è istantanea e dissolta nella totale onniscenza del personaggio. Un onniscenza solitaria, triste, che fa perdere di significato al Tempo. Manhattan è così potente che si trova a rimpiangere di essere un umano qualsiasi, capace di provare empatia, o una qualunque emozione. Tutto quello che Manhattan vede è qualcosa di lontano e inarrivabile. Chiunque per lui è già morto.

Unito a questo suo lato più malinconico è, inutile dirlo, potente all’inverosimile. Si lascia coinvolgere nella guerra in Vietnam, vincendola in modo del tutto impari, cambiando il corso della Storia.

Questa incredibile forza però fa capire alla popolazione che gli eroi sono temibili. E dove c’è paura, c’è intolleranza, dove c’è intolleranza c’è repressione (eh, queste storie a fumetti che concetti bizzarri che mostrano). Nixon riesce ad ottenere un secondo mandato, e gli U.S.A. diventano incontrastati leader mondiali.

I vigilanti vengono resi illegali negli anni ‘70, e quelli in attività scelgono se appendere il mantello al chiodo (vengono rese illegali maschere e mantelli) o darsi alla latitanza.

Il Dottor Manhattan nella solitudine di Marte

I protagonisti della vicenda, negli anni ‘80, sono rimasugli decaduti di quell’epoca.

La narrazione inizia in medias res, negli anni ‘80, in una versione parallela del mondo in cui il fumetto è uscito, con l’omicidio del Comico, uno degli ultimi sopravvissuti dei Minutemen. In seguito a questo omicidio Rorschach, un altro membro della squadra e l’unico ancora attivo nonostante il decreto anti-maschere, inizia a seguire la sua indagine per riuscire a catturare questo “Killer di Maschere”, coinvolgendo i vecchi compagni non più in attività, il secondo Gufo Notturno, la seconda Silk Spectre e Ozymandias.

Ozymandias insieme alle action figure di sè stesso

 

Mentre i primi due, dopo essersi ritirati, vivono una vita modesta, Ozymandias, dotato di un’intelligenza superiore alla media, è diventato un imprenditore e patrono dei media (ancora, questi fumetti che strane idee che ci fanno vedere) che assume un ruolo di primaria importanza nella società, circondandosi di un ambiente bizzarro ed edonistico.

La trama è strutturata come un giallo, la linea temporale è alternata e Moore usa in maniera molto efficace il cambio di punto di vista, continuando a cambiare narratore esterno. Aspetto che aggiunge ulteriore fascino al libro è la presenza di una sotto-opera, “I Racconti del Vascello Nero”, un fumetto letto da un bambino presente in alcune scene che sembra del tutto slegata dal contesto, ma che più la vicenda prosegue più diventa una sua allegoria.

Tutto porta al gran finale, memorabile ed enorme, che dona senso al tutto, e che lascia il lettore sbigottito.

L’indimenticabile prima apparizione del Dr. Manhattan

 

Gibbons di suo raggiunge l’eccellenza stilistica, con un tratto iperrealistico per il tempo e un uso magistrale della struttura della pagina. Ognuno dei dodici capitoli mostra l’avanzare del tempo su un orologio, che va a richiamare l’Orologio dell’Apocalisse (ah, mancano tre minuti a mezzanotte, sappiatelo). In particolare le sequenze dedicate a Manhattan sono incredibili.

La struttura delle vignette è di tre vignette per tre, combinate all’occorrenza, cosa affatto scontata per il fumetto americano, a differenza ad esempio della tradizione francese ed italiana.  Anche prima dell’esplosione stilistica, nel bene e nel male, che la Image darà nel decennio successivo, già il fumetto americano stava rompendo la gabbia tradizionale: basti vedere, senza andar lontano, Swamp Thing. Watchmen invece è rigidissimo. Magistrale, ad esempio, l’introduzione del Dottor Manhattan, che unisce le sei vignette a sinistra della tavola, donando un’enorme potenza all’introduzione del personaggio.

Purtroppo, a differenza che all’estero, in Italia esiste attualmente una sola edizione disponibile di Watchmen, in un formato lussuoso e abbastanza costoso (45€). Ho ancora in mente la Forbidden Planet di Londra, dove avevo visto un ripiano di scaffale dedicato solo alle varie edizioni del libro, da una più che dignitosa edizione economica da una ventina di euro ad edizioni maestose, per accontentare tutti. Watchmen è tuttora posizionato in alto nelle classifiche di vendita, e ha un più che meritato posto tra i classici del fumetto che qualunque appassionato, e non solo, dovrebbe possedere in libreria.

 

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