Subbuteo: Campioni in punta di dito

Quasi sessanta anni di basette e palline

 

Eh già. sessant’anni. O meglio, sessant’anni dalla versione ufficialmente chiamata Subbuteo, perchè la prima versione di questo gioco pare risalga agli anni ’30. Che a pensarci è una cosa da paura. I bambini dell’epoca giocavano con gli omini disegnati su cartoncino, e l’asta del portiere era un tondino di ferro. Poi è arrivato un ornitologo inglese, che ha ricreato tutto in plastica, dato nuove regole e un nuovo nome: Subbuteo. Perchè proprio questo strano nome poi? Originariamente il creatore voleva nominare il suo gioco “the hobby”, ovvero il passatempo. Ma all’ufficio brevetti dissero che non era possibile brevettare un gioco con quel nome. Siccome il termine Hobby in inglese è anche un modo affettuoso per chiamare il Falco Subbuteo, si decise di chiamarlo solo Subbuteo.

Correva l’anno…

Correva l’anno 1995, e io, che di anni ne avevo sei, il giorno di santa lucia trovai la scatola verde che recava il nome “subbuteo”. Ora, nei divertenti anni 90 non esisteva internet come lo intendiamo oggi. C’era a malapena un computer per famiglia, nessuno smartphone e il modem che si connetteva rigorosamente a 56 k al secondo (vuol dire aspettare qualche minuto per caricare una immagine) emetteva una dolce melodia in grado di far sanguinare le orecchie a chiunque. Il tempo massimo previsto di internet era mezz’ora la settimana, con costi esorbitanti in bolletta. Come ci si divertiva quindi da ragazzi senza angry birds e youtube? Semplice: con cose come il subbuteo. Da ragazzini noi si era molto come i gatti: perdevamo la testa per un pallone (o una pallina) che rotolavano, e quasi tutti giocavamo a calcio. Il subbuteo univa le due cose: calcio e palline rotolanti, inoltre si poteva fare partite anche quando pioveva. Il contenuto della scatola era il classico: panno, due squadre e tre palline. Ma vedetela con gli occhi del me stesso di cinque anni: -Soave drappo di tessuto simile al vello d’oro di Giasone e gli argonauti -ben ventidue omini dipinti (e pure bene) da calciatori divisi nella squadra rossa e nella squadra blu -due porte con vera rete in vero tessuto, che nemmeno quelle del vero campo dell’oratorio avevano la rete. -tre (e dico ben tre) palline di plastica bianca che rotolavano e rimbalzavano più di qualsiasi cosa avessi visto (a parte le palline magiche). In pratica: il paradiso in scatola. E più o meno adesso è lo stesso: tipo giusto due giorni fa sono uscito dal Toys Center con il blister di palline e il set accessori degli arbitri (peccato che non avevano le coppe).

Giochiamo sul serio

Si dice spesso che quando i maschi crescono non diventano uomini ma diventano bambinoni che guidano la macchina, ed ora, che sono più vicino ai trenta che ai venti posso dire che nel mio caso è vero, dato che sono rimasto con le stesse passioni di un tempo, e in più posso giudare la macchina. Quelli come me, che non abbandonano i propri interesi diventano quelli che partecipano ai campionati mondiali di subbuteo,che con la loro squadrettina bella dipinta e lucidata vanno a sfidare altri con la loro squadrettina bella dipinta e lucidata. Però siccome sono adulti seri e coscienziosi le cose le devono fare in modo serio e coscenzioso: nascono quindi federazioni con un regolamento ufficiale, che certifica dimensioni e materiale del campo, dei palloni e delle miniature, oltre al comportamento dei giocatori (paragrafi, questi ultimi che si possono riassumere con “oh dai, fate i bravi”).

Ah i giovani d’oggi

Se descrivessimo all’adolescente medio di oggi qualcosa come il subbuteo ci riderebbe in faccia, ma per fortuna non tutti: il fatto stesso che al giorno d’oggi sia ancora in vendita il subbuteo mi fa dire che ha ampiamente battuto tutti i vari Pro Evolution Soccer, i vari Fifa, e tutti quei videogiochi che fanno tesoro della loro grafica e della loro giocabilità. Io spero tanto che qualche ragazzo, magari spinto a provare dal padre in preda a vecchi ricordi, si appassioni. per questo, se posso, porterò il Subbuteo a tutti gli eventi di Progetto Gaming, per far conoscere questo bellissimo gioco d’altri tempi, giocato da quei ragazzini che ora sono i nostri nonni, e da quei ragazzini che saranno i nonni di qualche altro ragazzino, e spero così via per parecchio tempo.

Il P.G.Stadium

Progetto Gaming sta attualmente studiando e progettando la costruzione di un tavolo da subbuteo, rinominato P.G.Stadium, dotato di illuminazione, segnapunti e segnatempo. Restate sintonizzati per ulteriori notizie (e magari per i post che descrivono il procedimento)

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